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“SOGNO O SON DESTO?”

Il Dubbio / 51 

“SOGNO O SON DESTO?”

di Enea Di Ianni

Il rapporto uomo-animali è antico, viene da lontano, da molto lontano. In un certo senso si è anche mantenuto su un piano di ambiguità, soprattutto grazie all’essere umano che, nel corso degli anni, si è andato ponendo, nei confronti degli animali, a volte come predatore, altre volte come padrone, altre ancora come amico, compagno e protettore. San Francesco ha provato, a suo tempo, a rimettere ordine in materia riconducendo il creato e le creature nella loro giusta posizione di fratelli e sorelle, così come com’era stata la volontà del Padre. 

L’uomo, creato da Dio, è investito dallo stesso Dio come una sorta di delegato, persona di fiducia e proprio in virtù di questo mandato assegnerà a ogni animale un nome e una funzione avendo, però, riguardo a non soggiogarli per finalità di possesso o di sfruttamento. In pratica l’uomo non è creatore, ma è significatore, dà senso a ciò che nomina. Uomo e animale sono figli della stessa madre Terra perciò, proprio per questa comune maternità, sono tenuti a rispettarsi reciprocamente. 

Sull’attaccamento affettivo che può generarsi tra essere umano e animale esistono davvero tante testimonianze, riferite e vissute, esempi che non possono essere liquidati definendoli solo “coincidenze”. Ognuno di noi, a seconda che ami o non ami gli animali, che sia o non sia legato ad una specie in particolare, credo abbia il diritto e la libertà di credere o non credere come più gli aggrada. La Chiesa ci dice che gli animali non hanno anima, per cui è inimmaginabile un loro “post mortem”, un eventuale Paradiso per loro. Con quale anima ci andrebbero se non ne hanno?  Per le dottrine che credono nella reincarnazione ogni essere vivente o forma vivente, dopo la morte biologica, inizia una rinascita, inizia una nuova vita trasmigrando in un diverso corpo fisico o in una diversa forma di vita. 

Nel frattempo la leggenda prova a darci una mano: pare che, nelle vicinanze del Paradiso, proprio lì accanto, esista un luogo dove vanno, quando muoiono, i nostri amici animali. Si tratterebbe di una sorta di spazio celestiale, dove cessano di esserci predatori e predati, cacciatori e cacciati e si può correre e scodinzolare, fare le fusa, cinguettare all’infinito perché non ci sono più stagioni belle e brutte, bufere, folate di vento gelido, estati torride ed afose. Questo luogo sarebbe il “Ponte dell’Arcobaleno, un paradiso minore proprio vicino a quello maggiore, quello per gli umani. Può essere? Come sarà mai? Incuriosito, ho provato a lasciarmi andare… Ho chiuso gli occhi e, rilassatomi, con la fantasia mi son portato fin lassù…  

Ci sono! …E’ un luogo dove il tempo, quello dei nostri amici animali, non finisce, un luogo immerso in un continuo presente. D’altronde è eternità e in essa non ha senso un passato rapportato ad un futuro, a qualcosa che dovrà ancora venire, accadere entro un tempo finito. Un meticcio randagio mi corre incontro scodinzolando festoso. E’ sorpreso di vedermi lì e leggendo, forse, i mei dubbi, mi parla a mo’ di umano. Non abbaia, ma comunica direttamente al mio pensiero e il mio pensiero lo intende benissimo: 

Il nostro tempo non finisce, è un eterno presente e in questo presente, come vedi, riusciamo a comunicare con voi in maniera chiara, con suoni che prendono la forma verbale di chi abbiamo di fronte– “

Sono sorpreso, piacevolmente sorpreso anche perché tante volte, percorrendo le stradine semideserte all’interno del mio paese, ho avuto l’impressione che i gatti che incrociavo, e a volte anche qualche cane senza padrone, mi guardassero in un certo modo, fino a fissarmi come se volessero farmi capire qualcosa. Tornato, poi, in città, mi sono portato dietro, per qualche giorno, quelle immagini e pure una certa ansia. Il meticcio randagio riprende a parlarmi: “- Voi umani non avete mai prestato attenzione ai tanti segnali che ciascuno di noi, nel tempo, ha provato a inviarvi. Abbiamo provato a contattarvi, a farci notare e capire, ma quasi sempre avete assunto un atteggiamento di palese menefreghismo. Eppure, da parte nostra, non abbiamo mai smesso di sperare…! Vi siete accorti e rallegrati per le fusa di un gattino, per lo scodinzolare festoso di un cucciolo di cane, ma non avete mai provato a capire, a cercare di capire, il senso di frustrazione di un randagio che si muove con la coda tra le zampe e cammina rasentando i muri… Eh sì, vi siete ben guardati dall’avvicinarvi a un cane ringhioso e nemmeno avete cercato le cause di quella eccessiva indignazione…  tanto era solo un cane!

Il fatto è che viviamo in due mondi diversi. Il nostro è rimasto vicino alla natura e noi viviamo secondo natura, rispettando i valori, i legami e i ritmi che essa stessa ci pone. Voi siete andati oltre. Vi siete privati anche del tempo, della risorsa del tempo. Non ne avete più o, almeno, non ne avete più per le cose che contano. Non ne avete per i vostri bimbi, per i vostri cari, per i vostri affetti…!

Non potete nemmeno fermarvi, concedervi soste perché la carriera e il successo non consentono pause. Bisogna correre… Chi si ferma è perduto anzi, cosa assai peggiore per il vostro consorzio umano, chi si ferma è sorpassato da altri! Come si fa a immaginare un umano che provi a leggere negli occhi di un docile asinello la gioia per una carezza ricevuta o la tristezza per una bastonata sulla groppa se quell’umano non ha tempo per fermarsi a guardare dentro quegli occhi?

…Non avete tempo per gli affetti e perciò neppure per l’amicizia e per l’amore. Gli amici e l’amore possono tranquillamente comprarsi e così, per l’illusione di averne tanti di amici, date vita a quelli che chiamate party,  colazioni e cene di lavoro e, addirittura, siete arrivati ad inventarvi gli amici di facebook. 

Ma l’amicizia non si compra, si condivide giorno dopo giorno, assaporando, insieme, momenti di gioia e di sofferenza, di solitudine e goliardia, di compagnia, di delusione e speranza, di povertà e benessere. Momenti di vita vera, senza clamori e senza timori. Quel che è davvero peggio è che state rinunciando anche all’amore, alle gioie e alle fatiche del condividere una famiglia, di abbracciare un percorso di fede, di scegliere un modello di condotta di vita che faccia essere se stessi sempre, nei diversi ruoli, nei diversi ambienti, nelle diverse situazioni… Forse non ve ne rendete conto, ma state perdendo il coraggio di avere coraggio mentre noi, invece, il coraggio l’abbiamo conservato intatto…!

La melodia del cellulare interrompe il contatto col “Ponte dell’Arcobaleno” e col meticcio randagio. Non rispondo al telefonino e nemmeno voglio sapere chi è che mi cerca. Ho solo un attimo di confusione: non riesco a capire se ho sognato o solo immaginato, pensato tra me e me. Comunque sia, e forse per la prima volta, provo a recuperare il “coraggio di avere coraggio” e spengo il cellulare.

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