Abruzzesità  / 49

Eccoci a Marzo… Che bello! 

Ci stiamo allontanando, almeno col desiderio, dalle giornate uggiose e fredde dell’inverno e, con l’inverno,  stiamo per lasciarci alle spalle la segregazione tanto gradita a chi ci governa, una specie di “godùria” nel tenere a bada, in vigilanza controllata – una specie di salamoia -, grandi e piccini,  giocando a tappar le bocche, limitare i contatti, mortificare i sogni. 

Non sono riusciti a bloccare Marzo, che è arrivato e, col suo stile e il suo fare un poco da mese pazzerello, è riuscito, già da subito, a proiettarci “oltre”, oltre tutto ciò che è non vita, non sogno, non volo, non ebrezza, non amore. 

Basta uno squarcio di sole al mattino, un volteggiare d’uccelli in amore e, come sempre, nell’alternarsi di luce ed ombre, di nubi e sole, di febbre e tosse, con un pizzico di ottimismo, un sorso di vino buono, quello d’annata che sa rallegrare il cuore e schiarire la voce, e si torna allegri e felici come bimbetti di un anno. 

Il merito è tutto di Giuseppe Antonelli, il poeta di Nocciano, che, ancora una volta, sa cogliere e trasmetterci immagini  essenziali per innamorarci alla vita, alla primavera e ai tepori marzolini.

E’ MARZE

di  Giuseppe Antonelli

E’ Marze! Già s’allonghe la jurnate;

lu sole ch’esce preste, mo nen coce

e l’arie, mpo’ mareje e mpoche dòce,

gni l uvine bone de l’annate:

nu nglotte la matine, appen’azàte,

fa bene all’alme e fa schiarì la voce.

Na ncìle vole ate, ncroce e scroce,

la rènnela che già s’à riccassate.

Ma gna di botte arvè’ lu fredde, e tosce

e febbre a tanta gente, è crepacore.

Lu monne ch’à ‘rpijàte, jamì, fiate,

s’artrove punt’accape; ma nz’ammosce:

j-avaste n’ore, mo, di sole d’ore,

gna fusse citele da n’anne nate!

E’ MARZO

E’ marzo! Già si allunga la giornata;

il sole, che esce presto, ora non scotta

e l’aria è un poco amara e un poco dolce,

e come il vino buono dell’annata:

un sorso al mattino, appena alzati, 

fa bene all’anima e schiarisce la voce.

Un uccello vola alto, incrociando a tratti

la rondine che già s’è rigirata.

Come di botto torna il freddo, e tosse

e febbre a tanta gente, è una tristezza.

Il mondo che aveva ripreso, ormai, fiato

si ritrova punto e a capo; ma non si avvilisce:

gli basta un’ora, adesso, di sole dorato,

come fosse un bambino da un anno nato!

(E. Di Ianni)

                          G, ANTONELLI, Da ncime a na culline, Tipolitografia Brandolini Pescara 1985, p. 25.

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