”LU STARNUTE”

Abruzzesità / 47

”LU STARNUTE”

di Vittorio Petrucci

Vittorio PETRUCCI, “Vipe” il suo pseudonimo, noto soprattutto per le sue caricature, “…con bravura e spirito” il 15 Ottobre 1964 pubblica, per i caratteri della Tipografia “Labor” di Sulmona (AQ), “Fronne e cippe sicche… pe’ lu fuoche”, una raccolta di poesie in dialetto sulmonese.

Alcuni, come dirà lo stesso autore, sono l’estrinsecazione de “Lu sentemiente nuostre”, del nostro sentire; gli altri ce li offre  per farci sorridere, per farci fare “’na rise”, per rubarci un sorriso. Sulmonese di nascita, ma con momenti di vita anche a Milano – artista tra gli artisti indipendenti di Via Bagutta – e a L’Aquila, sua città di adozione, nel suo comporre risente della vita, delle tradizioni e dei pettegolezzi della città peligna, ma lo fa con una leggerezza e grazia che risentono anche di altre esperienze e luoghi di vita. 

La scelta del titolo dato alla raccolta sicuramente trova spiegazione nel fatto che richiama alla mente il calore del fuoco, del focolare domestico, del grande camino di casa dove prendevano corpo le fiabe dei nonni, gli scherzi, le batture e dove la stessa fiamma, alimentata anche da foglie e ceppi secchi a tratti pareva unirsi al vociare di tutti con sibili e vibrazioni particolari, con improvvise borbottanti vampate che i presenti assicuravano trattarsi di manifestazione di malelingue, cattive e persistenti. 

Il componimento scelto per oggi è “Lu starnute”. Il bello dello starnuto è che, quando arriva, non puoi fare a meno di dire di sì; anzi lo devi dire per forza. Ti prende, ti apre la bocca ed i “sì” sono sempre più di uno. Dovremmo riuscire a contagiare quelli che sanno dire solo e sempre di “no” e, al momento giusto, modificarli in un “sì” irrefrenabile.

LU STARNUTE.

di Vittorio Petrucci

E…scì! E… scì! Salute!

Salute e crisce sante

ca diaule ce scì;

che buffe lu starnute

pe’ forz’a tutte quante

fa dicere ca scì.

A quante cocce toste

che stanne pe’ la terre

s’avessa d’attaccà’

allu mumemt’apposte

che vocca chiud’o ’nserre

o sta pe’ dice “nna”…

ecchete lu starnute,

salute a tutte quante,

e…scì, e…scì, e…scì!

LO STARNUTO

Eccì! Eccì! Salute!

    Salute e cresci santo

perché diavolo ci sei;

    che buffo (è) lo starnuto

per forza a tutti quanti

    fa dire di sì.

A quante teste dure

    che stanno sulla terra

si dovrebbe attaccare

al momento giusto

che chiude o serra la bocca

o sta per dire “nno”…

eccoti lo starnuto,

 salute a tutti quanti,

e…scì, e…scì… e…scì!

IMFORMAZIONE PER I LETTORI

Nel precedente numero della Rivista abbiamo riportato “‘MMA  FANNE  L’APE”,   componimento poetico di  Pascal  D’Angelo, tradotto dall’inglese da Rino Panza e reso in endecasillabi -in dialetto peligno – da Evandro Gay. Per quanti fossero interessati a conoscere ancor più da vicino Pascal D’Angelo consigliamo la lettura del volume “Tentata evasione”, traduzione di R. Panza, Edizioni “Quale vita”, Torre dei Nolfi- Bugnara (AQ), 2013.

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