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I CAMMINI PER IL BENESSERE: LA RETE SOCIAL DEI NOSTRI AVI

Benessere / 46

di Giuseppe Mazzocco

   Bisogna riappropriarsi dei cammini, la rete social dei nostri avi: quella ragnatela di vie, aperte da secoli per motivi religiosi (i percorsi per i santuari) o per la transumanza armentizia (i tratturi) o per interessi commerciali (per raggiungere le fiere di paesi lontani). Gli enti pubblici, ultimamente, stanno riaprendo queste antiche strade ricche di storia e di fede, rendendole vivibili con precise indicazioni direzionali e con la messa in sicurezza dei punti più pericolosi.

   Dobbiamo riprenderci questi primitivi spazi per dedicarli al benessere del vivere all’aria aperta; per riscoprire le meravigliose emozioni di respirare a pieni polmoni; per ascoltare, ansimando fortemente, il battito cardiaco accelerato; per mettere a dura prova il nostro equilibrio su percorsi disastrati ed appoggiare i piedi su terreni accidentati. Dobbiamo restituire alla nostra unità psicofisica la regia del controllo, statico e dinamico, di tutte le parti del corpo che collaborano al gesto atletico; non dovremmo sedere su una cyclette o mettersi sdraiati sul morbido tappetino di una riscaldata palestra, ma respirare profondamente, mentre camminiamo, sulla terra sconnessa di un campo incolto o su per le salite di erte campagne o fra filari di ulivi o di viti. I cammini fanno parte della nostra cultura e ci permettono di riappropriarci delle nostre radici e di essere “riabbracciati” dal nostro ecosistema. Per questo dobbiamo “frequentarli”! 

   “Una palestra a cielo aperto, per il benessere” deve diventare l’indicazione principale per realizzare il movimento, indispensabile per stare bene, fatto nella maniera più giusta. Le linee programmatiche per una giusta informazione sullo sport all’aria aperta hanno, come punto di riferimento, la filosofia del vivere a contatto con la natura. 

   Lo “sport fuori strada” è la parola divenuta usuale per definire l’impegno fisico fatto “en plein aire”, a piedi o con diversi mezzi; oggi, tante discipline sportive hanno una versione outdoor, per chi vuole vivere fuori. Questo modo di vivere l’ambiente, nel rispetto che si deve alla natura e secondo le regole fisiologiche che disciplinano le attività motorie, è sempre più attuale e la nostra società incomincia a prenderne coscienza. Non più e non solo il banale movimento all’aperto, della domenica, a volte occasionale, ma si ricerca sempre più una libera pratica sportiva. Una scuola di pensiero, appunto, che aiuti l’uomo moderno a godere del suo habitat, per viverlo in maniera dinamica. Abbiamo voluto chiamare questa tendenza “una palestra a cielo aperto, per il benessere” e proporre i primi riferimenti per un manifesto programmatico di un’attività di crescita e di prevenzione, da farsi “sulla nuda terra e sotto il sole” e nel rispetto dell’ambiente. 

   Bisogna sviluppare, soprattutto fra i nostri giovani, la voglia della pratica motoria fatta in ambienti naturali e con dislivelli adatti allo scopo motorio; senza modificare minimamente l’habitat che ci ospita; indirizzando verso un fine sociale i contesti rurali, anche incolti, ed escludendo qualsiasi forma di inquinamento acustico, dell’aria e visivo.

   Le finalità degli sport individuali o collettivi, vissuti sotto il cielo, devono essere di aggregazione, prevedendo, soprattutto per i ragazzi, un razionale avviamento, nella certezza che vivere l’ambiente in modo naturale non comporterà nessuna traccia di danno o di alterazione degli equilibri fra le diverse parti che compongono l’ecosistema della zona ospitante. 

   L’obiettivo deve essere la ricerca dello sviluppo di una sana coscienza del movimento, con la messa in pratica delle indicazioni delle Scienze Motorie Preventive e Sportive. Oggi, vivere in mezzo alla natura è una richiesta globale, per cui la riscoperta dei cammini proverà ad intercettare la voglia delle persone interessate a rincontrarsi con la natura, nella certezza della salvaguardia ambientale e dello sviluppo di una coscienza salutistica legata al movimento sportivo.

   Il mondo d’oggi, invece, vede sempre più gente che cammina o corre o pedala ai limiti di strade super trafficate (respirando i miasmi degli scarichi automobilistici e correndo seri pericoli di traumi stradali) o che “profana”, con inquinanti motori a scoppio, ambienti boschivi o montani.

   Bisogna riscoprire l’interesse civico per le salutari attività fatte sui cammini, facendole diventare ricreative e d’aggregazione; ciò ci porterà a preoccuparsi della formazione di una coscienza ecologica, per il rispetto ambientale, favorendo lo sviluppo, soprattutto a livello giovanile, di una coscienza del vivere bene. I cammini, allora, non ci porteranno solo agli eremi o alle fiere o sui tratturi, ma saranno, di nuovo, le vie che ci procureranno benessere fisico e sociale. 

   Lo sport fuori strada, fatto sui tracciati di questi antichi percorsi, deve aggregare persone che amano stare fuori e deve prevedere una scientifica informazione delle tecniche sportive: una tutela che insegni il modo più giusto di muoversi. Vivere i cammini non sarà, solo, la possibilità di usufruire di piste naturali per un’attività su terra non contaminata e lontani da ogni forma di inquinamento, ma l’assoluta certezza di fare un esercizio fisico in modo sicuro e protetto, per stare bene. 

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