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SISTEMA CALCIO: UNA BOLLA DESTINATA AD ESPLODERE

Sport / 4 5

di Daniele Rossi

  Nonostante  due anni di pandemia, il calcio non si è mai fermato. E’ inimmaginabile arrestare tutto il mondo del pallone perciò si è andati avanti tra tante difficoltà gestionali con gli addetti ai lavori, sempre alle prese con tamponi e casi di positività. Visto che soprattutto nei mesi di maggiore criticità, ci si ritrova con le “rose” ridotte veramente all’osso, per alcuni allenatori fare la formazione era diventata un’impresa non facile. Tra partite rinviate e recuperi anche il calendario è stato pesantemente condizionato. Cosa ancora più grave, a causa aziende degli “stop”  imposti  all’ultimo minuto delle Aziende sanitarie , spesso ci si è trovati nell’incertezza di poter giocare o meno una partita. 

. Con l’emergenza Covid, molte società si sono ritrovate con i conti in rosso per i mancati incassi nelle tante partite giocate a porte chiuse o a capienza ridotta. Molti sponsor si sono fatti da parte e il margine di liquidità di quegli imprenditori che investono ancora nel calcio è diminuito sensibilmente. Una situazione molto complessa perché i costi di chi fa calcio sono elevatissimi, ma  per i club più blasonati gli ingaggi dei calciatori, nonostante tutto, non hanno accennato a diminuire. Il rischio di un collasso generale di tutto il sistema si fa così molto concreto. Quella dei giocatori rimane evidentemente una categoria intoccabile. Ma fino a quando si potrà andare avanti con cifre tanto esorbitanti? Oggi il calcio inteso come impresa non ottiene più i ricavi che aveva un tempo. Ma guai a parlare di riduzione dei costi. Il vero potere del calcio moderno è  nelle mani dei procuratori, che non accennano minimamente ad un ridimensionamento del valore dei loro assistiti. E allora si va da chi garantisce le cifre maggiori. Con il risultato che i giocatori cambiano maglia con una facilità disarmante. Non c’è più attaccamento verso i colori sociali, come avveniva nel calcio di un tempo. le “bandiere” non esistono più e i romantici dovranno farsene una ragione.  .Nel precedente numero della Rivista della Domenica  abbiamo sottolineato che comanda esclusivamente il “dio denaro”. Nemmeno le regole sul fair play finanziario in Europa e sull’indice di liquidità in Italia sono riusciti a frenare le spese folli delle grandi società. I recenti casi di Vlahovic e di Insigne sono emblematici in tal senso. E che dire di Cristiano Ronaldo? Sempre alla ricerca di gloria personale e di un ingaggio faraonico. Evidentemente quello moderno è un calcio che si sta snaturando completamente. Tutto questo spesso va a rompere anche le alchimie all’interno dello spogliatoio, mettendo in crisi il concetto di squadra che molti allenatori perseguono. E’  davvero questo il calcio che vogliamo? Oggi non ci si rende nemmeno conto che queste tendenze stanno conducendo tutto il sistema sull’orlo di una crisi senza precedenti. Alcuni, tra i più responsabili, addetti ai lavori hanno lanciato l’allarme già da tempo. 

Nelle serie minori diversi club sono falliti, dovendo ripartire da zero. Ma tra i casi recenti èè emblematico quello del Chievo Verona, costretto a ripartire addirittura dalla Terza Categoria, così come Palermo e Catania, che vivono una situazione societaria difficile in serie C. Tra i dilettanti c’è chi prova a correre ai ripari. È il caso dell’Avezzano Calcio, che recentemente ha varato l’azionariato popolare. Infatti il presidente Paris ha ammesso a chiare lettere di non poter più andare avanti da solo, senza l’aiuto di altri imprenditori locali e delle istituzioni. I marsicani militano nel campionato di Eccellenza abruzzese, al pari dell’Aquila Calcio. Il sodalizio rossoblù ha scelto la strada dell’azionariato popolare già dal 2019. Così, dopo varie vicissitudini societarie, il club è finito nelle mani dei tifosi. Quello dell’azionariato popolare,  modello già adottato in Spagna e in Germania in società del calibro di Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco, può essere una soluzione.. Alla fin fine dobbiamo sperare che seper la pandemia si intravvede la luce in fondo al tunnel, forse servirà un vaccino speciale per alleviare i mali del calcio che  brancola ancora in un buio profondo.

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