PROTESTE O PROPOSTE?

Il dubbio / 45

PROTESTE O PROPOSTE?   

di  Enea DI IANNI

Molti studenti delle scuole superiori sono scesi in piazza per protestare contro la reintroduzione delle prove scritte negli esami di Stato nella prossima sessione di giugno.

Sostengono che, dopo i disagi della pandemia non sia giusto sottoporsi  ad esami “regolari” per ottenere la “maturità”.

Abbiamo trattato il delicato problema nell’editoriale del numero 44 a cui rimandiamo i lettori che non hanno avuto ancora modo di consultarlo. In questo articolo E. Di Ianni solleva il “dubbio” sulle responsabilità della “politica scolastica” affiancando, al problema della maturità, quello dell’alternanza scuola-lavoro salito tragicamente alla ribalta con il fatale incidente in cui ha perso la vita il diciottenne Lorenzo Parelli. (plp)

Venerdì 4 febbraio 2020. Le testate televisive mi raggiungono all’ora di pranzo, con le immagini che scorrono sui cortei studenteschi, organizzati e decisi per far ascoltare un messaggio che mi è parso chiaro e che, penso, stia a cuore a tanti cittadini. Perché dei cortei? Sicuramente, credo, per farvi non solo sentire e vedere, ma soprattutto per essere ascoltati e fare in modo che i contenuti del messaggio fossero chiari soprattutto ai destinatari e non dessero adito ad equivoci. 

L’acre, nella bocca degli studenti, deriva da due fatti apparentemente diversi, ma in effetti per niente distanti e non solo nel tempo: la morte dello studente Lorenzo Parelli, il diciottenne perito tragicamente l’ultimo giorno di progetto scuola-lavoro e l’annuncio fatto, dal Ministero della Pubblica Istruzione, delle prove previste per gli esami di maturità di quest’anno scolastico. 

Si contesta il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, si contestano le prove scritte dell’esame di maturità, si contesta un comportamento, quello del ministero, che, pare, eviti il confronto con gli studenti e proceda nelle sue decisioni unilateralmente.

Domanda1: Cosa c’è che non va nell’alternanza scuola-lavoro?

 Risposta: C’è, dicono gli studenti, che “…Quello che è successo a Udine, la morte di Lorenzo durante le ore di alternanza, è la diretta conseguenza di un sistema basato sul profitto, che trasforma le scuole in fabbriche e aziende e che manda i ragazzi a lavorare senza nessuna precauzione…”.

Domanda 2: Cos’hanno di strano le prove scritte per l’esame di maturità proposte dal Ministero della Pubblica Istruzione a conclusione del corrente anno scolastico?

Risposta: C’è, dicono gli studenti, che quelle prove, così come ipotizzate, non tengono conto delle difficoltà degli ultimi anni; a loro parere si tratterebbe di un esame privo di senso; dà fastidio, che la democrazia, di cui la Scuola dovrebbe essere una fucina, una palestra ed un modello, continui a rimanere solo una parola vuota tant’è, dicono gli studenti, che …il Ministro continua a non convocarci per prendere le decisioni.

Che dire? Non è normalità la morte di uno studente nell’ultimo giorno di impegno nel percorso progettuale di alternanza scuola-lavoro; non è normalità neppure l’atteggiamento di noi adulti che, quasi, ci andiamo abituando a ritenere fatalità tutto ciò che accade, anche quando non sarebbe dovuto accadere e, magari, perché qualcosa non ha funzionato, come avrebbe dovuto, per negligenza, per insufficiente impegno umano, per aver, magari, omesso quello che solitamente viene chiamato controllo e vigilanza in itinere. Benché sia sempre più difficile, oggi, poter avere delle certezze, io una ce l’ho e non intendo tacerla: Lorenzo Parelli, studente diciottenne, voleva vivere e proprio per questo il suo impegno si era profuso nel progetto scuola-lavoro, nell’essere studente-lavoratore e nell’adempiere a ciò che la Scuola, il corso di studi, l’Impresa-Scuola gli chiedevano. 

Portare a termine l’impegno progettuale dell’alternanza scuola-lavoro è un dovere formativo, ma non può sfociare nella perdita della vita. Qualcuno dirà che gli studenti vanno alla ricerca di pretesti, di occasioni per marinare la scuola e rimediare momenti di visibilità; qualche altro sosterrà che, alle loro spalle, c’è sempre qualche adulto, o gruppo di adulti, interessato ad usarli, a strumentalizzare degli accadimenti per finalità altre. Io, sinceramente, da adulto – che è stato anche studente e uomo di scuola – credo che l’alternanza Scuola-Lavoro li riguardi e tantissimo anche, perché la vivono sulla loro pelle e soprattutto perché doveva essere, nelle intenzioni dei riformatori e di quanti hanno fiducia nella scuola, uno strumento in più per qualificare e arricchire certi percorsi di formazione. Doveva contribuire a rendere gli studenti protagonisti nello studio, nel lavoro e nella vita. 

Relativamente alle prove per gli esami di maturità, che dovrebbero accertare, sul piano formativo e di crescita socio-culturale, la maturità individuale raggiunta e posseduta, il discorso è diverso. Mai gli studenti si sono trovati in accordo con la gravosità di quell’esame e, stranamente, sempre, poi, si sono ricordati, durante la vita, di quei giorni, di quel patema, di quell’ansia e, perché no? Di quel “SI” gigantesco che esplode al momento finale dell’esame, quando, ad un passo dall’uscio della postazione aula-interrogatorio, ci si ritrova sommersi nell’abbraccio liberatorio dei compagni di classe. E’ proprio quel “SI” liberatorio che ci congeda, e purtroppo per sempre, da un mondo per tanti versi infantile, ma straordinariamente ricco di tutto ciò che ci ha condotto alla maturità, un mondo che non tornerà più e che ritroveremo, a tratti, solo nella nostra memoria. Il mio esame di maturità, sul finire degli anni 60, contemplava “tre prove scritte e prove orali in tutte le materie letterarie e scientifiche. Le prove orali vertevano sui programmi degli ultimi tre anni di studio e la Commissione d’esame, unica ed esterna, integrata da un solo membro interno , attribuiva voti singoli per ciascuna materia. Si è sofferto tutti degli stessi timori e della stessa ansia; fino all’ultimo dominavano i vuoti di memoria. Qualcuno ricorreva ad Acutil, un medicinale allora in voga che, pareva, facesse miracoli! 

Ci presentavamo davanti alla Commissione come minorenni immaturi, ancora più piccoli di quanto lo fossimo, e ci congedavamo maturi anche se non ancora maggiorenni. Avremmo voluto dire qualcosa contro tutto quel popò di roba che contemplavano quegli esami, ma chi stava ad ascoltarci? Le testate giornalistiche riportavano i dati numerici sui maturandi e poi sui maturi, gli argomenti delle prove scritte, le soluzioni dei problemi, qualche curiosità. Eravamo molti, ma contavamo poco! Solo la Domenica del Corriere, un settimanale molto letto in Italia e all’estero, dava spazio, subito dopo gli esami di stato, ad una rubrica dedicata alle più belle pagelle d’Italia, riportando foto e dati dei maturi con la media del 9 e del 10. 

Il Ministro, che ha seguito la mobilitazione ha incontrato  le rappresentanze degli studenti martedi 8 febbraio, ha dichiarato testualmente che “…tutti noi dobbiamo garantire ascolto” agli studenti soprattutto dopo questa lunga pandemia, che ha segnato la nostra vita e che i ragazzi hanno sofferto in modo particolare. Non sembra che sia stata l’occasione per sottolineare proprio al Ministro in persona, che quel che dà maggiormente fastidio a chi crede nella funzione della Scuola, è l’atteggiamento di imperturbabilità di una certa politica scolastica che insiste nell’essere convinta che la Scuola debba essere comunque un’Azienda per la quale conta il prodotto prima di tutto! Di quale prodotto parliamo?

La Scuola non assembla robot e non commercia in manichini telecomandati!  

La Scuola anima vite, stimola affetti e sentimenti, facilita e sviluppa linguaggi e ideali, promuove e sostiene speranze. La Scuola contagia in socialità e non può ridursi a prodotto di contrattazione, di compromessi e baratti. 

La Scuola è luogo e ambiente di incontro e confronto di individualità e socialità, incrocio di vite e scambio di reciprocità, di crescita psico-fisica, di arricchimento di personalità per dare spazio a percorsi di creatività individuale e collettiva. 

E poi, perché “…gli anni della scuola restano un’esperienza decisiva: per quello che si apprende, per le amicizie che si fanno – tante dureranno per tutta la vita – per le persone che si incontrano, per quelli che riconosceremo, sempre, come i nostri maestri” .

1 Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Rai 3, “La scuola non si ferma” Rai Cultura in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, 27 aprile, ore 15: 30.

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