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“PERCHE’ SO’ RREVENUTE”

ABRUZZESITA’ POETICA /45/ 

“PERCHE’ SO’ RREVENUTE”  

 di Giovanni De Paulis

 

Fatti non foste per viver come bruti…”

Così il verso di Dante sintetizza la brama umana di andare, sempre, e non posarsi mai. Si va col corpo e con la mente, si affrontano spazi e dimensioni, reali e fittizie, diversi; ci si posa un attimo, il tempo, appena di sorseggiare qualcosa, di rifocillarsi un attimo e, poi, ancora in moto.

Giovanni DE PAULIS, da Paganica-L’Aquila, è andato e, poi, tornato, come succede a tanti o, forse, a tutti. Si va via per un sogno da realizzare o per uno che è finito; si parte perché animati da speranze o avviliti da delusioni e poiché l’alternarsi di entrambe – speranze e delusioni – è, in fondo, il tic tac del vivere umano, alla fine questo vagabondare, oscillante, quasi quasi ci piace, crea in noi il piacere del dispiacere, la malìa crepuscolare che ci apre al grande buio della notte e, subito dopo, allo sfavillio di luce del nuovo giorno. Il giorno che verrà!

Il poeta aquilano, vissuto quasi cent’anni (dal 1861 al 1959), nel  componimento “Perché so’ rrévénute” si domanda cosa l’abbia mai spinto, da emigrante, a tornare alla sua terra. Amore? Affetti? O che altro ancora? 

Amore e affetti senz’altro, ma soprattutto un’inquietudine interiore che ti porta a desiderare fortemente qualcosa (“Volli, fortissimamente volli…”) e subito dopo, quando l’hai appena sfiorato quel qualcosa, si rimette immediatamente in moto l’inquietudine e, ancora una vota, ti porta a volere, “fortissimamente volere” altro. Magari proprio quello che avevi poco tempo prima.

 

PERCHE’ SO’ RREVENUTE

Perché so’ rrèvènute?… Te confesso

che no’ llo saccio… Forze pe’ ’sta guerra,

o pe’ cquela che jiàce sottoterra

e che mme so’-sentita sempre appresso…

Quelo ch’è cérto è quanno te scì messo

’n testa che cquela lòco è n’atra terra,

no-nha cchiù pace… Accòme te sse ’nzerra

jiù core ’n-pettu e ppenzi sempr’a cquesso.

E ttu téa repartì, no-nci so’ ssanti…

Po’ quanno sci rejiòntu te-nne penti,

come succede quasci-a ttutti quanti;

ma lòco no-mpo’ sta, preché te senti

come se stesci male… Gli-’migranti,

a’-voglia a-ddice, no-nso’ mai contenti.

PERCHE’ SONO TORNATO

Perché sono tornato?… Ti confesso

che non lo so… Forse per questa guerra,

o per quella che giace sottoterra

e che mi son sempre sentita appresso…

Quello che è certo è che quando ti sei messo

in testa che quella là è un’altra terra,

non hai più pace… E’ come se ti si chiudesse

il cuore in petto e pensi sempre a quello.

E tu devi partire, non ci sono santi…

Poi quando sei tornato te ne penti,

come succede quasi a tutti quanti;

ma là non puoi stare, perché ti senti

come se stessi male… Gli emigranti,

hai voglia a dire, non sono mai contenti.

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