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LA PEDAGOGIA BONSAI DELLA DIDATTICA A DISTANZA E LA PSICOMOTRICITA’ NEGATA

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Benessere /44

di Giuseppe Mazzocco 

….Il bambino, diventato un terminale di un processo pedagogico bonsai, perde l’orientamento e non ha più la facoltà di elaborare una qualunque risposta motoria—-

   Il periodo della pandemia ha cancellato le “preoccupazioni” che avevamo per altre situazioni fisiche ed ha messo in secondo piano tutte le altre patologie e, persino, la medicina oncologica. 

   L’attenzione per i “mali” minori è finita insieme all’annullamento di ogni forma di prevenzione

   Le situazioni squilibrate della postura e della gestualità dinamica, prima del covid, venivano prese in carico dai codici della chinesiologia preventiva, con precise informazioni e su basi scientifiche. La psicomotricità infantile, per rinforzare le immagini guida, irrobustire il tono muscolare e armonizzare la coordinazione gestuale, aveva studiato protocolli consolidati per la più specifica forma di prevenzione. Quest’ultima, oggi ed in particolar modo per il mondo giovanile, è scomparsa sia dalla piattaforma terapeutica e sia dal pianeta informativo.

   Ai nostri bambini si controllavano gli atteggiamenti viziati posturali e gli scompensi dinamici, per i quali erano state studiate delle preziose forme ludiche di intervento preventivo. Tutto questo non esiste più! Le scoliosi, le cifosi, le lordosi e la postura dei nostri piccoli sono sparite dalle nostre preoccupazioni! La stessa informazione che veniva data ai genitori, sulle primarie forme di prevenzione paramorfica, si è spenta, così come, per il mondo infantile,  non sono più attuali i concetti di ginnastica posturale, educazione respiratoria e psicomotricità.

    Eppure, i nostri piccoli crescono e con il loro sviluppo si fanno grandi anche i disordini della coordinazione neuro-muscolare, dell’equilibrio statico e dinamico, della respirazione e dello stesso “stare in piedi” in modo corretto. Si sono spenti, con il rammarico di tutti, i rapporti ludici ed il commercio emotivo, che i movimenti spontanei e lo sport favorivano, e non esiste più neanche il modo giocoso di scaricare dinamicamente le eccitazioni, riempiendo l’aria di felici urla. 

   Le severe norme imposte per il controllo della pandemia hanno cancellato buona parte delle attenzioni psicomotorie riservate ai nostri piccoli, perché è stata preminente la preoccupazione di proteggerli da qualcosa di più grave. L’indirizzo di emergenza sanitaria è, ancora, primario ed in tutto il paese disciplina i nostri comportamenti e comprime la socialità dei nostri piccoli; per loro, addirittura, lo spazio del cortile scolastico è stato racchiuso all’interno di un monitor, giustificando il tutto con la formula della didattica a distanza. Il bambino trova, nel computer, anche la maestra ed il resto della classe; con l’occhio della telecamera entra in una realtà virtuale alla quale non è abituato e dalla quale non riceve nessuna proposta motoria, anzi, è pressante l’obbligo a stare fermo! La corporeità è assente e gli stimoli al commercio ludico sono inibiti dalla mancanza di contatto fisico, in una realtà in cui si predica il distanziamento! Le immagini mentali represse non stimolano più l’azione e l’immobilità indotta soffoca l’esuberanza. 

   Il bambino, diventato un terminale di un processo pedagogico bonsai, perde l’orientamento e non ha più la facoltà di elaborare una qualunque risposta motoria. Lo stimolo che gli viene dal monitor della didattica a distanza non è in sintonia con l’ansia di movimento che, invece, permea la sua condizione; si ritrova una cuffia in testa, gli occhi persi nello schermo, l’atteggiamento sconsolato della mano appoggiata al mento e racchiuso in una situazione che gli nega la fantasia motoria e gli impedisce di riaccendere il vissuto corporeo. 

   La didattica a distanza, in un contesto scolastico stravolto dall’epidemia, è stata il cordone ombelicale tra il singolo ed il gruppo; è risultata, comunque, essere l’estremo rimedio che ha permesso di non chiudere tutto, nella consapevolezza, però, che i forti limiti delle privazioni sociali, imposte dalla pedagogia bonsai, trasformavano il concetto stesso di educazione. 

   E dopo questo periodo? La prevenzione deve ripartire dall’informazione ed il gioco deve tornare ad essere il lievito della motricità; in questo momento non dobbiamo preoccuparci tanto e solo dell’apprendimento dello scrivere e del far di conto, ma dobbiamo rimettere in moto lo sviluppo della socialità, appannata dalle privazioni imposte dai codici anti-covid.

   L’educazione della psicomotricità infantile sviluppa armonicamente la crescita psicologica e fisica del singolo, curandogli i rapporti con gli altri e portandolo all’autonomia gestuale e sociale.

   Dobbiamo, per questo e da adesso, ricominciare a parlare di educazione psicomotoria e, subito, preventivare piani organici d’intervento per lo sviluppo di una equilibrata gestualità, prima che sia troppo tardi e prima che l’educazione diventi rieducazione! Alle tante situazioni di psicologico disagio giovanile, causato dall’immobilità pandemica, non possiamo accoppiare gli squilibri psicomotori dovuti alla mancanza di relazionalità ludica e di sano movimento giocoso. Dobbiamo far ripartire, nei nostri piccoli, l’entusiasmo del muoversi in libertà ed in compagnia, perché una sana igiene motoria sarà sicura base del processo di riequilibrio psicologico e di reinserimento sociale. La prevenzione è la base del benessere e, soprattutto quando si parla di bambini, diventa fondamentale per il futuro delle nostre generazioni.         

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