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“JU PAESE A ’NDO’ SI’ NATE”

Abruzzesità.44 

“JU PAESE A ’NDO’ SI’ NATE”

Tantissima poesia dialettale, ma anche quella in lingua, è legata ai luoghi natii, al paese, al borgo e quasi sempre il colore e il sapore di quelle immagini hanno un retrogusto che sa di nostalgia mista a tristezza. Leggerle, quelle poesie, genera sempre tanta tenerezza e coinvolgimento emotivo; implicitamente anche una sorta di spontanea condivisione. 

Ho provato a cercare il perché e mi sono convinto che quella tipologia di componimenti muove dalla ragnatela di affetti e ricordi chesi intrecciano e che hanno reso l’infanzia di ciascuno di noi “speciale”. Speciale comunque, anche quando, di fatto e  magari, è stata non proprio così. Il tempo non sbiadisce solo i colori delle foto, fa tant’alto ancora come arrotondare le spigolosità, lenire le ferite e ingigantire le piccole dolcezze di quella stagione. 

Marco Notarmuzi, nativo di Scanno, è stato poeta e cultore delle tradizioni della sua gente, osservatore attento e curioso, pronto a fotografare, coi suoi versi, momenti di vita autentica. Scomparso nel 2017, ha lasciato vasta testimonianza del suo amore per Scanno e lo ha fatto attraverso studi, ricerche e, soprattutto, componimenti poetici e testi di canzoni che testimoniano, con eleganza di forma e ricchezza di tematiche, una “scannesità” innata e mai trascurata o venuta meno.

“JU PAESE A ’NDO’ SI’ NATE”.

di Marco NOTARMUZI

Tu pierle de ju paese a ’ndò si’ nate

e j’iuocchie te ci-avvàmbane

d’amore:

ciele turchine, pràtare,

vallate,

suonne de giuvendù, de vattecore.

La casa ’mbaccia a ssole, tutta luce,

ju purtungene che sta sempre

apierte,

la vecchiarella che recama

e ccuce…

Ju tiembe te ce firme. E mo viè spierte.

IL PAESE DOVE SEI NATO

Tu parli del paese dove sei nato

e gli occhi hanno vampate

d’amore:

cielo turchino, distese di prati,

vallate,

sogni di gioventù, di batticuore.

La casa in faccia al sole, tutta luce,

il portoncino che sta sempre

aperto,

la vecchierella che ricama

e cuce…

Il tuo tempo si è fermato. E ora vai sperso.

(E. Di Ianni)

 

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