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BEFANA: DIRITTO O CONCESSIONE?

 

IL DUBBIO/41

 

BEFANA: DIRITTO O CONCESSIONE?  

di E. Di Ianni

Gli effeti-Covid, senza volerlo, hanno regalato ai più piccini la gioiosità di una Epifania che mancava da tempo, almeno da quando, per un eccesso di voglia di scuola, le vacanze natalizie drasticamente finivano con la festa della Befana e il 7 gennaio, di buon’ora, si tornava tutti sui banchi. 

Era così prima dell’autonomia scolastica, ha continuato ad esserlo, per tanti, con la “scuola impresa”, la “scuola azienda”, la “scuola dell’autonomia”.

E’ vero che, con l’autonomia, i Consigli di Istituto delle singole scuole avrebbero potuto, ad inizio di anno scolastico o nel corso dello stesso, procedere ad “adattamenti” del calendario delle lezioni garantendo, comunque, 205 o 172 giorni di attività didattica a seconda se funzionanti – le scuole! – per 6 o 5 giorni settimanali e non modificando le date di inizio e termine dell’anno scolastico.

Avrebbero potuto”, certo, ma di fatto si è preferito farlo non tanto per concedere un giorno in più alle vacanze natalizie quanto, piuttosto, per “allungare” qualche “ponte” che andava a congiungere due festività vicine tra loro e offriva l’opportunità, agli adulti, di programmare “weeck end” più graditi. 

Perché avere un giorno di vacanza in più, da aggiungersi alle già abbondanti vacanze di Natale?

Perché la “Befana”, per i bimbi, non è mai stata la festa di un giorno, bensì la somma di più momenti: l’attesa dei doni, la sorpresa nel riceverli, la curiosità visiva e manuale da soddisfare nella scoperta dei dettagli di ogni gioco e giocattolo, la stanchezza da provare soddisfacendo la grande voglia di usare i doni, di viverli giocandoci fino a sentirsi sfiniti, fino a maturare il desiderio, crescente, di ritrovarsi a scuola, coi compagni di classe e sfogarsi, con loro, in uno scambio eccitante di comunicazioni interattive. 

Ecco perché il sapere di dover tornare a scuola immediatamente dopo la Befana ci ha sempre  lasciato l’amaro in bocca, un amaro che abbiamo provato ad addolcire pregando santi e fate, sperando e confidando  in un qualche possibile accadimento: magari una grande, abbondante nevicata notturna, tra il 6 e il 7 gennaio, capace di bloccare le strade, gelare le condutture idriche e dar luogo al prolungamento della chiusura della scuola e delle vacanze.

Non è che non ci piacesse andare a scuola, ci dispiaceva doverlo fare subito, immediatamente dopo l’Epifania. Ci bastava un altro giorno, solo uno: giusto il tempo di poterci annoiare un poco nei giochi e tornare a desiderare l’odore dei banchi e del gesso, dell’aula lavata di fresco e delle frittatine, tiepide e abituali, rinchiuse nel pane casareccio delle nostre merende.

Non sono stati mai capiti i bambini tant’è vero che si arrivò perfino a toglierla la festività della Befana, toglierla dalle feste natalizie con l’amara sorpresa di vedere, poi, quel 6 gennaio, le aule scolastiche semideserte perché, insieme a legislatori sciocchi, Dio aveva fatto il miracolo che ci fossero, in contemporanea, anche genitori intelligenti e amici dell’infanzia, genitori che seppero preferire alla falsa politica del risparmio la grande amministrazione degli affetti veri, quelli che non si sbandierano e sui quali non si legifera, ma si vivono e basta!

Ci son voluti il Covid e la pandemia per dar vita al prolungamento delle vacanze di Natale fino al 10 gennaio compreso, per assicurare il godimento pieno dell’evento “Befana” a tutti i bimbi d’Italia. 

Due cose “non belle” per rendere giustizia e diritto d’esistenza alla magia della  Befana, allo sfogo della curiosità ludica e al riaccendersi della voglia di scuola. 

Mi piacerebbe che accadesse ogni anno, a partire da ora, che le vacanze natalizie non si concludessero col 6 gennaio, ma col 7, un giorno dopo, solo 24 ore più tardi, giusto il tempo perché ogni bimbo e bimba potesse vivere davvero, nel tepore di casa, il contenuto della calzetta, lo potesse manipolare riguardare a piacimento e, magari, non dover ringraziare una pandemia, ma solo la presa di coscienza, finalmente, da parte degli adulti tutti che non crolleranno le azioni, non si turberà il PIL, se riconosceranno all’infanzia di poter godere, ogni sette di gennaio, del diritto di assaporare a pieno la gioiosità ludica della Befana.

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