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IL GIOCO PRE-SPORTIVO COME MOMENTO DI FORMAZIONE AL RAPPORTO SOCIALE

Benessere/ 40 

Il gioco pre-sportivo come momento di formazione al rapporto sociale

di Giuseppe Mazzocco

   Il terzo anno della scuola dell’infanzia riconosce, nel bambino, espressioni motorie precise e rapide, con una mimica espressiva ricca e fantasiosa. La sua motricità possiede un senso di responsabilità ludica che è già adatto al lavoro di gruppo ed un’intelligenza pratica che permette di risolvere situazioni nuove in modo vantaggioso. Gradualmente, passa da giochi solitari a quelli che prevedono un altro bambino, con cui, però, non ha ancora forti scambi: vuole spesso sfare solo lo stesso gioco, senza un grosso dialogo.

   Un momento di collegamento fra il gioco singolo e quello di coppia è, sicuramente, quello del cerchio: spingere un cerchio correndo dietro ad una scia. Il bambino gioca col proprio cerchio, ma cerca il dialogo con chi si muove allo stesso modo. Giocare, quindi, non solo con il proprio giocattolo, ma avvicinarsi, per divertirsi assieme. Sta maturando l’idea di far entrare un altro nel proprio gioco, cedendo, però, molto poco. L’avvio alla socialità deve essere graduale, non sentito come un’imposizione: bisogna sviluppare il concetto di gioco collettivo, passando per la fase del movimento condiviso.

   Alcuni giochi, che possono concretizzare queste mete educative e creare stimoli appropriati e facilmente recepiti, sono quelli che prevedono una gestualità personalissima, ma legata ad uno stimolo che fa muovere anche piccoli gruppi, in un dinamismo che assomiglia ad una giostra gioiosa e caotica, con personali espressioni, ma coordinate in un insieme. 

   Una caratteristica, che incentiva e sviluppa l’espressività motoria, può essere rappresentata dall’introduzione di una traccia fonetica: il bambino, che corre a cavallo di una scopa, imitando l’andatura balzata di un cavallo che corre, incomincia a produrre un rumore labiale simile a quello degli zoccoli sulla strada. Andando avanti, si possono inserire altre varianti, per esempio il rumore di una impennata del cavallo o il cambio di andatura, dal galoppo al trotto; questi nuovi stimoli saranno molto utili quando, mettendo tanti bambini a correre su uno stesso circuito, si dovranno far rispettare le distanze di sicurezza o le precedenze! È un modo molto prezioso per presentare le prime regole: il gioco come momento di formazione al rapporto sociale.

   Il bambino, a questa età, incomincia a ricercare gestualità con regole precise, dimostrando entusiasmo per la rivalità e mantenendo il rispetto dei ruoli; adesso è pronto per il gruppo, esprimendo, anche, una preferenza per i ruoli che più gli piacciono: è il momento di calibrare il concetto di squadra, ma con il rispetto per l’avversario.

   Fra i dinamismi più adatti all’età ed al fine educativo si riconoscono le staffette, fatte in tutti i modi, che portano il bambino a confrontarsi con gli altri, ma con la libertà di interpretare a suo modo il ruolo assegnato. Le staffette coltiveranno l’agonismo ludico, così come fanno i giochi in circuito che, senza escludere la competitività, ricercheranno espressioni motorie coscienti, controllate e libere.

   Per realizzare il fine preventivo, per arrivare al concetto di postura, nel terzo anno di scuola dell’infanzia si possono proporre movimenti semplici, facilmente recepibili, ma convenienti e con un volontario controllo settoriale del capo, del tronco e degli arti. Questa motricità libera, ma indotta, rappresenterà un primo controllo di alcune parti del corpo, in modo analitico, inserendo anche lo specchio, come guida al controllo gestuale.

   Per concretizzare il fine socializzante, di apertura al commercio giocoso, in questo periodo, si inizia l’avvio alla dinamica sportiva che, facendo leva sulle acquisizioni precedenti di destrezza motoria e di auto controllo, ricercherà la socialità e lo spirito competitivo, nel rispetto della lealtà ludica e delle regole che matureranno il rispetto per gli altri.

      Alla fine del terzo anno della scuola dell’infanzia, il gioco pre-sportivo, nella sua più genuina semplicità, dovrebbe essere una realtà base per lo sviluppo di altre mete educative, per portare il bambino nel mondo dello sport.   

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