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L’IMMIGRAZIONE UN FENOMENO DA AFFRONTARE CON SERIETA’

Attualità/40

L’IMMIGRAZIONE UN FENOMENO DA AFFRONTARE CON SERIETA’.

Situazioni inumane da Treviso alla Campania passando per la Marsica, 

di Sandro Valletta

La ragione fondamentale del fenomeno migratorio è rappresentata dal fattore economico. Per comprenderla è bene avere presenti alcuni dati di fondo: circa l’8 per cento della popolazione italiana è iscritta nelle liste di collocamento. Abbiamo oltre 20 milioni di occupati, mentre l’Inghilterra ne ha oltre 24. In queste liste risultano iscritti oltre 200.000 immigrati. Ci troviamo di fronte ad una disoccupazione inegualmente distribuita, nel senso che a Treviso non si trova manodopera invece al Sud ci sono zone con più del 20 per cento di inoccupati. La raccolta dei pomodori, nell’area napoletana, viene fatta da lavoratori stagionali extracomunitari. Perciò, o siamo un Paese curioso nelle statistiche, nel senso che gli iscritti alle liste di collocamento sono disoccupati volontari, oppure abbiamo un mercato del lavoro davvero inefficiente. Gli immigrati sono, chiaramente, destinati, in gran parte ad essere impiegati in lavori che gli italiani non vogliono più fare. Questi sono di due tipi: quelli, come la cura degli anziani, per i quali non c’è bisogno di tecnologie e gli altri che hanno un’alta intensità tecnologica. Ad esempio, in tutto il Bresciano, ormai da decenni, le acciaierie funzionano grazie alla manodopera straniera. Molti lavoratori si spostano da un Paese all’altro, normalmente da quelli a bassa tecnologia a quelli dove è la specializzazione è più richiesta. Dall’altra parte – e questo vale per l’Italia, per la Francia e per la Germania – la presenza di immigrati è legata, non alle richieste del mercato, ma da un ottimo sistema dl “welfare”. Non  dimentichiamo che chi arriva  da Paesi molto poveri accetta quelli che sono per noi redditi di estrema povertà. In Italia quindi il “welfare state” favorisce l’immigrazione nel duplice senso che chi viene da atre dolorose realtà garantisce comunque una quantità di servizi al territorio, che a tanti nostri connazionali appaiono banali, miserevoli e poco gratificanti, e poi perché lo stato sociale tiene fuori dal mercato del lavoro un gran numero di persone, che non hanno interesse ad entrarvi,. Ricordiamo, a titolo di curiosità, che oggi, nel nostro Paese, il numero di medici ha superato quello degli infermieri. È una nazione ben strana quella che ha milioni  di disoccupati, ma non trova infermieri. Oggi si è affermata, nel mondo, una visione “liberoscambista”. Ma non bisogna confondere, come purtroppo molti fanno, il libero scambio delle merci con quello delle persone. Pensiamo di importare 20.000 computer da Taiwan, e di esportarvi, in cambio, 5.000 giacche di alta moda. I primi hanno esternalità negative molto piccole. Quando sono obsoleti li buttiamo via, e ci rimane solo il problema dello smaltimento. Non è la stessa cosa se arrivano da Taiwan 20.000 lavoratori che i computer li producono, perché queste persone hanno una cultura loro propria, che interagisce con la nostra, nel momento in cui non si realizzano le giuste condizioni, generano effetti soprattutto, negativi. Essi acquisiscono dei legittimi diritti sociali, che spetta allo Stato soddisfare. Insomma, i costi sociali dell’immigrazione non li sopportano tanto gli imprenditori quanto il resto della popolazione. L’immigrazione è davvero un fenomeno di grande serietà e problematicità, ma bisogna rifiutare l’idea della sua  ineluttabilità. Non esistono direzioni inevitabili della storia. I fenomeni migratori devono, e possono, essere governati. Le esigenze economiche, espresse anche dalle imprese, sono fondamentali, ma vanno comprese nelle loro conseguenze globali. Soprattutto oggi, l’elemento economico è talmente mescolato con quello politico, distributivo e sociale, per cui bisogna ben capire quali sono le sue corrette ragioni, tra cui spicca il riflesso di interessi particolari delle principali forze che stanno dietro all’immigrazione, che non corrispondono a quello generale della nazione italiana. Ma è la speranza, il sogno di una vita  migliore  a spingere, da sempre, gruppi di individui ad abbandonare la propria terra e le proprie tradizioni per dirigersi altrove. C’è chi fugge dalla povertà, chi va alla ricerca di un lavoro, chi si lascia trascinare da motivazioni politiche o religiose. Dovunque approdi, l’immigrato, posto di fronte al contesto che lo accoglie, diviene il rappresentante di un fenomeno che si manifesta con un doppio volto: se da un lato, infatti, l’immigrazione rappresenta una vera e propria sfida con la quale la società è chiamata a confrontarsi, dall’altro essa costituisce uno dei tanti problemi di assistenza e servizi sociali. Ciò dipende, soprattutto, dal tipo di immigrazione che si stabilizza all’interno di un territorio, se quella di tipo stabile o quella clandestina. La prima riguarda quelle famiglie capaci di integrarsi perfettamente con il nuovo contesto sociale. Ragazzi inseriti nelle scuole, uomini e donne impiegati, soprattutto, nell’industria tessile, alimentare meccanica e nelle costruzioni oppure nel commercio, in attività presso famiglie o nei trasporti. In molti casi, non sono semplici dipendenti ma imprenditori responsabili. Il secondo tipo è quella che, troppo spesso, viene associata e delinquenza e criminalità: l’immigrazione che spaventa e che fa molto parlare di sé. A questo proposito negli ultimi mesi il territorio della Marsica è divenuto teatro di sequestri ed arresti operati dagli agenti della squadra anticrimine, dalla Compagnia dei Carabinieri di Avezzano con l’ausilio delle unità di Tagliacozzo e Sulmona. Molti extracomunitari, in gran parte  senza permesso di soggiorno, sono stati  arrestati per spaccio di droga o  per violazione dei decreti di espulsione e sequestrate diverse  strutture fatiscenti, all’interno delle quali giovani stranieri vivevano condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie. Storie di cronaca quotidiana che hanno interessato  molti paesi del comprensorio.E’, purtroppo, un dato di fatto che, a livello provinciale, la Marsica rappresenti il maggiore polo di attrazione per gli immigrati, “sedotti”, soprattutto, dalle opportunità lavorative legate all’agricoltura del Fucino. Il territorio si presta  al fenomeno dell’immigrazione clandestina, da sempre però è stato anche meta di immigrati che, nella maggior parte dei casi sono riusciti ad integrarsi con il resto della società

Qualche mese fa, Confagricoltura si è sentita in dovere di intervenire per smorza.re l’offensiva mediatica  condotta da giornali e TV che hanno esposto gli agricoltori, e lo zona stessa, ad una pubblicità negativa. Troppo spesso però si è sentito parlare anche di “caporalato” e di “cooperative senza terra”. Padroni italiani e “caporali” stranieri complici di sfruttamenti ai danni di persone costrette a lavorare per ore nei campi con un salario minimo, insufficiente per il sostentamento. I clandestini, sottoposti a miseri ricatti,  lavorano in condizioni disumane, ma diventano  protagonisti di un cinico circolo vizioso il cui filo conduttore diviene, troppo spesso, l’intolleranza.  Infatti alla fine è l’immigrato regolare ad avere maggiori difficoltà nel trovare lavoro, “superato” dal clandestino che subisce passivamente il ricatto, accettando un impiego abusivo. C’è sicuramente qualcosa che non va  e il nostro intervento vuole essere un modo per tenere alto il livello di guardia verso la soluzione  di un paradosso che,  in un caso e nell’altro, penalizza comunque degli Esseri Umani.

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