FIGLI E FIGLIASTRI?

IL DUBBIO/40 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. (Costituzione Italiana.articolo 3)

Ogni volta che l’ho letto o solo ricordato, l’enunciato costituzionale (art.3) mi ha rafforzato nel convincimento che l’idea di fratellanza legale, in fondo, fosse un inno non solo alla libertà, ma anche all’appartenenza e ciò mi ha sempre reso fiero della nostra italianità. Alcuni accadimenti di questi ultimi giorni, però, sono motivo di turbamento e di riflessione. Non ho dubbi sull’idea di “eguaglianza” che intendevano i nostri “Padri costituenti”, ho perplessità, invece, nell’interpretare gli accadimenti, taluni accadimenti, recentissimi, che mi lasciano fortemente dubbioso. 

Siamo ancora, e davvero, “Fratelli d’Italia”? 

Chi di dovere vigila perché questa fratellanza sia tenuta in vita? E, come in una vera famiglia, i diritti e i doveri di ciascuno sono garantiti e richiesti alla stessa maniera e proprio a tutti? E con lo stesso metro di misurazione e la stessa tempestività?

 

 1.  Mi giungono messaggi da gestori di discoteche indignati di ciò che hanno visto in TV, Canale 5, nella trasmissione di Capodanno: dal palco del Petruzzelli di Bari la signora Panicucci, presentatrice della serata, invitava i presenti a ballare, a scatenarsi nelle danze, a fare il trenino. Il pubblico ha risposto immediatamente scatenandosi in danze senza freno. Come rappresentante del SILB Emilia Romagna ritengo vergognoso il messaggio passato dall’ammiraglia di Mediaset 

Lo ha scritto Gianni Indino, Presidente regionale del Sindacato italiano Locali da Ballo ed io l’ho letto domenica 2 gennaio 2022; l’ho letto su Tweet di @abruzzoweb.it.

L’ho letto il due gennaio, ma ho visto quanto riportato dal signor Indino in diretta, da casa, nella notte tra il 31 e il 1°, durante l’attesa del nuovo anno. Ero intento in un percorso di slalom col telecomando e mi spostavo da Rai1 a Canale 5 e viceversa. 

  

Ho ascoltato anche il saluto del sindaco di Bari, Antonio Decaro, giustamente felice, e a ragione, di tornare a riveder vivo quel luogo straordinario d’arte e musica e, come primo cittadino, ma per niente preoccupato per i modi in cui la “festosità” si andava esprimendo. Ho notato il “trenino” del pubblico e ho pensato a quando, anche noi, potevamo festeggiare allo stesso modo il passaggio da un anno all’atro.

2.“In questa festività si è visto un film ampiamente prevedibile: discoteche, già stremate da due anni di emergenza, rimaste chiuse, e ristoranti aperti e locali aperti improvvisandosi disco & dinner, discoteche a tutti gli effetti. Feste e veglioni in casali e ville private, senza nessuna cautela e precauzione.  Più che al virus, la mazzata di fine anno è stata data ad un settore già in forte difficoltà”. 

E’ Claus Schunch, DJ pescarese, dal 1983 al 1994 presente nei palinsesti di  Radio cittadine (Audiomusic, RadioSole, Radio Ketchup) e dal 1994 GJ itinerante fino a toccare discoteche di fama nelle Baleari, a Sharm el-Sheikt e Ibiza.

E’ indignato perché, rimaste chiuse le discoteche ufficiali, hanno visto la luce quelle sbocciate dalla sera alla mattina, locali improvvisatisi disco & dinner”, e ristoranti dove i clienti non sono rimasti fermi nei loro tavoli, ma hanno osato azzardare qualcosa in più, forse non proprio come al Petruzzelli, ma fermi non sono rimasti. 

3.(28 dicembre 2021) “SULMONA – Assembramenti lungo corso Ovidio dalla fontana del Vecchio a piazza XX Settembre. Questo il risultato del secondo screening in pieno centro storico oggi a Sulmona. Non devono essere bastate le proteste di commercianti e residenti del 23 dicembre scorso per via dello shopping natalizio “rovinato” dalle lunghe code di persone davanti le vetrine in attesa del tampone. La giunta comunale ha, infatti, ben pensato di bissare l’iniziativa alla vigilia dell’ultimo dell’anno, congestionando tutta una parte di corso Ovidio: dal vaschione, dove comincia la fila, a piazza XX settembre, dove ci sono due postazioni allestite dalla protezione civilePersino i no vax stamattina avevano rinunciato al loro sit-in in piazza Garibaldi, dove si sono presentati solo in sei, per motivi di sicurezza e per evitare assembramenti…” ( HYPERLINK “http://www.rete5.tv” www.rete5.tv).

Forse quello del Petruzzelli sarà stato un caso, forse negli altri luoghi d’arte e musica le “regole” sono state osservate, rispettate e vigilate, forse “una rondine non fa primavera”, forse… forse… forse…! Sono davvero tanti, troppi, i “forse” che vanno prendendo corpo in questi ultimi tempi. Vistose trasgressioni alle regole stabilite, assembramenti non visti, distanziamenti ignorati che cozzano contro la puntuale tempestività di un controllo, giusto e legittimo, nei confronti di una maestra di scuola dell’infanzia, sulmonese:

 

4.”Stazionava sotto i portici del bar Europa con il suo banchetto senza mascherina. La maestra “no green pass” è stata così sanzionata dalla Polizia nell’ambito dei controlli disposti per il contenimento del contagio da Covid-19. La docente, che da settimane sta portando avanti la sua battaglia, è stata multata con una sanzione da 400 euro in linea con la normativa di riferimento. Non si era formato assembramento poiché si tratta di un banchetto statico ma, stando al recente decreto, l’uso della mascherina è obbligatorio anche all’aperto. “È un intervento che ritengo fuori luogo poiché non mi sento responsabile di nulla”-  dichiara Silvani- “siamo arrivati davvero al paradosso. C’erano le distanze e ho regolare autorizzazione per sostare in questo spazio…”(Andrea D’aurelio, Sulmona 31.12.2021) 

Lascio ai lettori, ovviamrnte, piena libertà di valutazione. Quel che mi preoccupa non è che passi per scontata la distinzione tra figli e figliastri, ma che si provi ad osare di più, magari solo pensandolo, e cioè che si possa dar vita anche ad un terzo livello, quello dei  “Nomen nescio”, i figli di NN. Non scherziamo!

 NN: Nomen nescio,  locuzione latina con la quale venivano indicati i figli illegittimi (sui documenti, e fino al 1975, alla voce “figlio di” quando la paternità era ignota. Una dicitura infamante che fu definitivamente abolita, nel 1975, grazie alla parlamentare socialista Lina Merlin).

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