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GIOCARE CON IL PROPRIO CORPO: LA CAPOVOLTA ED IL SALTO PER ARRIVARE ALL’AUTONOMIA

Benessere/39

Giocare col proprio corpo: la capovolta ed il salto per arrivare all’autonomia

di Giuseppe Mazzocco

   Il secondo anno della scuola dell’infanzia, dal punto di vista delle attività motorie e delle espressioni ludiche, deve ricorrere fini specifici.

   Il bambino, ormai, è padrone del proprio corpo, sicuro dell’equilibrio ed abituato a giocare vicino ad un altro; ha una certa prontezza, una sufficiente coordinazione neuro-muscolare; ha raggiunto una discreta destrezza motoria e rispetta le prime regole di gioco.

   Nel secondo anno, l’attività ludica deve tendere, dal punto di vista fisico, a migliorare la coordinazione, l’abilità dinamica ed espressiva, la velocità e la resistenza all’azione prolungata, il tono muscolare e l’agilità. Dal punto di vista psicologico, deve favorire lo sviluppo dell’intelligenza pratica, l’attenzione, la velocità di analisi e di sintesi ludica.

   È il tempo di dare l’idea della lealtà, dell’onestà, della generosità.

   In questo periodo si presenta l’idea del coraggio e della disciplina. Solo presentarle, in quanto il bambino non ancora è in grado di discernere l’atto coraggioso dall’atto incosciente; perciò, è bene non forzare troppo la mano con giochi in cui, esasperando l’idea del “tutto facile” e “ci riesco”, non sappia valutare il pericolo.

   L’attività ludica, nel secondo anno di scuola dell’infanzia, prevede i dinamismi del salto e della capovolta, perché il bambino è in grado di farli. Sono espressioni motorie che, se ben dosate, conferiscono sicurezza dinamica, senso d’orientamento ed appagamento gestuale. L’esecuzione richiede un enorme dispendio di energie che calma l’ansia di movimento, saziando e disciplinando l’irruenta ed istintiva motricità.

   Dal punto di vista sociale, l’attività ludica, nel secondo anno, deve incominciare a favorire il processo di socializzazione, con l’idea di lavoro di gruppo. Sono indicati il gioco collettivo, il lavoro in équipe, la piena osservanza di un’etica ludica per favorire il rispetto per il compagno di gioco, la lealtà, il coraggio e l’accettazione delle regole. È il primo, vero, grande sforzo verso la collettivizzazione.

   Lo stimolo educativo, perché possa essere veramente costruttivo di più aperti orizzonti sociali, deve essere dato nel momento “gioco”; nel momento, cioè, in cui il bambino è sincero al massimo, quando scopre veramente il suo IO.

   Dal punto di vista preventivo, nel secondo anno, si può concretizzare un lavoro più specifico. La forma sarà sempre quella ludica, ma gli elementi costitutivi i giochi saranno più determinati e più essenziali. 

   Si cercheranno uno sviluppo tonico muscolare più specifico ed una dinamica articolare più espressiva e più controllata, con un equilibrio più “sentito”. I giochi che, per esempio, si eseguono bendati saranno preziosi elementi di sviluppo del rapporto corpo-spazio, perché abituano il bambino a non aver paura del buio e gli consentono di muoversi senza informazioni visive, seguendo un suono o solo il ricordo di quanto visto prima. 

   I giochi sensoriali sono dinamiche ludiche di grossa preziosità, che fanno usare, come guida all’azione, non più solo la vista, ma anche l’udito e il tatto che, per un controllo completo dei dinamismi, saranno sempre più usati in simbiosi con la vista. 

   Altre esperienze possono arricchire i momenti di educazione psicomotoria di questa età e, fra questi, sicuramente, le andature su terreni cedevoli.  

      Bisognerà, inoltre, inserire i primi stimoli di controllo posturale e di educazione respiratoria, avviando, nello stesso tempo, il bambino al rispetto delle regole che, nell’entusiasmo dell’azione, non sentirà come una imposizione. 

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