HomeLa RivistaIl GIOCO CON LA PALLA NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA, PER LA PREVENZIONE DELLA “BALBUZIE MOTORIA” E “DELL’IMPACCIO PERSONALE”

Il GIOCO CON LA PALLA NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA, PER LA PREVENZIONE DELLA “BALBUZIE MOTORIA” E “DELL’IMPACCIO PERSONALE”

Benessere/38

di Giuseppe Mazzocco

Da un punto di vista psicomotorio, i giochi del primo anno della scuola dell’infanzia devono continuare la spontanea educazione dei sensi realizzata in ambiente famigliare. La realizzazione ludica, in questa età ed in un ambiente organizzato per educare, bisogna che affini la precisione del gesto, concretizzando il senso dell’equilibrio. La motricità proposta deve favorire l’espressione gestuale e determinare l’azione, prevedendo di coordinare le gestualità specifiche delle braccia e delle gambe con quelle del busto.

Questi giochi devono avere valore di crescita per lo sviluppo dell’attenzione e dell’autocontrollo; per l’interpretazione imitativa e la prontezza della risposta gestuale; per la memoria visiva e per le sensazioni chinestesiche. Così si avranno i primi effetti preventivi contro la balbuzie motoria e l’impaccio funzionale; si svilupperà il senso dell’orientamento, la lateralità ed una sufficiente coordinazione neuro-muscolare.

Devono essere, nello stesso tempo, giochi semplici, facilmente comprensibili, con dinamismi veloci che si susseguono a momenti di quiete, con fasi che chiedono partecipazione, ma senza forzare il contatto con l’altro bambino. Per adesso basta farli giocare in parallelo: basta avvicinarli e, quasi fossero incontri casuali, portarli al contatto con l’altro.

Gli atteggiamenti ludici devono essere creati in base alle particolari esigenze pedagogiche ed in funzione di nuove mete educative, nel rispetto delle indicazioni che provengono dalla conoscenza del bambino e dallo studio dell’ambiente in cui vive.

Due parole vanno spese sul valore degli attrezzi, come validi sussidi didattici, che, se congeniali, offrono all’unità psicofisica gli stimoli migliori per la realizzazione di gesti determinati, razionali e coordinati.

Si è detto come, in questo periodo, il bambino non abbia sviluppata del tutto la fantasia creativa per cui, l’attrezzo, rappresenta un potente stimolo ad una applicazione programmata e voluta, alla concretizzazione di movimenti reali ed immediati. Gli attrezzi sono preziosi mezzi perché il bambino impari a calcolare le distanze; a migliorare le espressioni del lancio e della presa; ad educare il senso tattile; ad acquisire nuove realtà dinamiche e rappresentano lo strumento dello scambio e dell’avvio alla socialità.

L’attrezzo principale è la palla. Sono stati scritti fiumi di parole su di essa, sul suo colore, sul suo peso, sugli effetti che maggiormente concretizza e sulla sua validità nella funzione preventiva. Certo è che la palla, come nessun attrezzo, è in grado di divertire il bambino e di portarlo ad esprimere gesti reali, utili e naturali.

Nel primo anno della scuola dell’infanzia, la palla deve ricercare l’idea dei lanci istintivi e liberi, dei tiri di precisione, dei meccanismi della presa e della pressione.

La palla deve essere usata con i movimenti più semplici, ma, sicuramente, preziosi per lo sviluppo psicomotorio infantile. Nella presa a due mani si può rigirarla, stringerla, tamburellarla con le dita e con i palmi; si invita a lasciarla cadere ed a raccoglierla, a lanciarla e farla rimbalzare, a mantenerla in equilibrio sul palmo di una mano o passarla da una mano all’altra.

Con la palla, in questo periodo, si deve creare lo sviluppo della coordinazione oculo-manuale, della prontezza dell’attenzione e della lateralità; raccomandabili sono i giochi con palla e birilli.

Alla fine del primo anno della scuola dell’infanzia, i giochi devono aver dato la possibilità del rafforzamento dell’educazione senso-motoria, con un pieno senso dell’equilibrio, che possa conferire sicurezza per dinamismi più complessi. È questo l’avvio al lavoro di gruppo ed al rispetto delle prime regole ludiche, con un rinsaldato tono muscolare, una coordinazione conveniente e la iniziale conoscenza del proprio corpo, in modo analitico e volontario.

 

 

 

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