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IL GIOCO INFANTILE: PREVENZIONE PER I DISORDINI POSTURALI

 

   Educazione fisica nella scuola materna significa gioco formativo e preventivo, momento ludico razionale e funzionalizzante; significa dare all’unità psicofisica la reale possibilità di precise risposte motorie; significa dare la sicurezza di estrinsecare, attraverso una volontaria motricità, una qualificante e precisa esigenza: un gesto che sia la volontaria “materializzazione” di un pensiero.

   Per arrivare a questo, è necessario che il corpo, dal punto di vista anatomo-funzionale, abbia una condizione fisiologica che permetta ogni possibile espressione motoria; che sia, cioè, fornito di giusto tono muscolare, di sufficiente scioltezza articolare e di regolare elasticità legamentosa. Un corpo che, dagli organi di senso, riceva chiaramente e che sia in grado di estrinsecare velocemente una risposta; risposta che si deve concretizzare in un gesto coordinato, dal punto di vista neuro-muscolare, ed appropriato, dal punto di vista sociale.

   Attività motoria nella scuola materna, però, non solo come aiuto ortogenetico, come guida ed educazione dell’istintiva motricità infantile, come necessario avvio ad una fisiologica igiene motoria, ma, soprattutto, come supporto al bambino che, in questo periodo, comunicando con l’ambiente col proprio corpo, è avido di libertà e pregno di spontaneità.  

   La sua unità psicofisica restituisce, con libera reazione, dinamismi che trasudano particolari momenti psicofisici, gesti che estrinsecano una volontà, un bisogno ed uno stato d’animo.

   Per concretizzare i fini dell’educazione della psicomotricità infantile è necessaria una didattica appropriata ed un metodo che tutto gli adegua, partendo dallo studio del bambino stesso, dall’ambiente in cui vive e rispettando, come principio assiomatico, l’unità psicofisica, il senso creativo e la libertà espressiva.

   Il bambino è il gioco. Vive giocando; cresce giocando; “diventa” giocando ed il gioco è il mezzo più idoneo per conoscerlo, dialogare con lui, aiutarlo e socializzarlo. 

   Dai tre ai sei anni, il gioco deve continuare ad essere un mezzo gnostico, per la conoscenza dell’ambiente; un’accentuata “scuola” per lo sviluppo dei sensi e delle funzioni, ma deve essere anche “scimmiottamento” del mondo degli adulti, imitazioni, gioco drammatico.

   Il gioco, inoltre, deve essere l’unico mezzo per concretizzare una profilassi, contro situazioni paramorfiche, fatta di movimenti spontanei, ma razionali; liberi, ma calibrati.

   Il corpo del bambino sta subendo, in questo periodo, le prime modificazioni; si migliorano le sue capacità motorio-espressive ed i dinamismi di locomozione, di presa, di spinta e di trazione. I suoi gesti si essenzializzano e perdono i dispersivi dinamismi associati. Il controllo motorio deve essere sufficiente per realizzare gli atti richiesti, con precisione e senza aggiunta di altri movimenti. Il suo equilibrio statico e la sua coordinazione dinamica si sono fatti maturi per un discorso motorio più vasto ed in grado di assorbire nuovi impulsi. 

   Bisogna ricercare, per la sicura padronanza del corpo, la sicurezza nel passo e la coordinazione nella corsa, l’equilibrio nella stazione eretta ed il controllo nei “passaggi” tra i decubiti, il senso di orientamento e la conoscenza della lateralità, l’accresciuto tono muscolare e la disponibilità articolare. Solo così, per la realizzazione di qualsiasi movimento o per il controllo di qualunque postura, le curve del rachide saranno ben stabilizzate, il sistema muscolare efficiente, le articolazioni mobilissime ed i legamenti giustamente elastici.

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