ABBRUZZESITA’ POETICA/36

Nel 1999 Vittorio Monaco, uomo di scuola e Preside, dà alle stampe, col titolo “Le canzone d’iù viènte”, una raccolta di componimenti poetici che vanno dal 1977 al 1999. Il volume esce con la Rivista Abruzzese di Lanciano (CH), preceduta da una Prefazione-commento di Nicola Auciello che, confidenzialmente, intitola “Lettera a Vittorio”:

Moltissimi gettano parole al vento… procurando universale disturbo. Molti, ancora, del vento parlano all’occasione e senza danno. Ma dare voce a lui stesso, come a divinità impalpabile e senza volto, ricamarne con pazienza i canti distillandoli dalla mescolanza con i suoi rumori, questa è grazia che a pochi è concessa…”

Vittorio Monaco è innanzitutto un osservatore innamorato che ha vissuto e rivive, scrivendo, i suoi luoghi di vita, in particolare Pettorano: ciò che quel “borgo natio” gli ha dato in termini di esperienze, di affetti, di immagini, di suoni, di odori, di sapori che convivono in lui e tornano a parlargli anche col silenzio di certi ambienti e con la meticolosità, insistente, di una memoria che vuole approfondire. Il dialetto è quello di Pettorano, sa di peligno, ma sa anche di altro: della spontanea sottile voglia, forse inconsapevole, dell’uomo di scuola che tenta di far rivivere l’originalità di un modo di dire che il tempo, però, come sempre fa, è andato modificando. Proprio come fa il vento con tutto ciò che incrocia, sfiora, carezza e sferza.

CE STEVA

di Vittorio MONACO

Ce stèva, a nu camine,

la vampa de nu fùache;

ne cétele, vecine;

la jatta, a capefùache.

Ce stèva, a nu curnécchie,

a gnammattà mammòccia;

a rattezzè nu ticchie…

N’addòre de melòccia…

La conca a iù cuncàre…

E a vòlle, nu decòtte

che cucumèva sòtte

che na voce de mare,

nu remmòure de tréne

che parte – e nen arriva…

Na lanca ancòura viva

che va ’n cèrca de béne,

da lentànne, dièsta!

Chemmà na malatia…

Se pèrde pe’ la via

tòtte. E iessa resta.

C’ERA

C’era, in un camino,

la vampa del fuoco;

un bambino, vicino;

la gatta, a inizio fuoco.

C’era, in un angolo,

la nonna a raggomitolare;

ad attizzare un tronchetto…

Un odore di mele a …

La conca nel concaio…

E a bollire un decotto

che borbottava sotto sotto,

come il mormorio del mare,

un rumore di treno

che parte – e non arriva…

Un’ansia ancora viva

che va in cerca del bene,

da allora, fuorimano.

Come una malattia…

Si perde per la via

tutto. E lei rimane.

(E. Di Ianni)

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