HomeLa RivistaSCUOLA DELL’INFANZIA: LA SICUREZZA GESTUALE E IL …”COMMERCIO LUDICO”

SCUOLA DELL’INFANZIA: LA SICUREZZA GESTUALE E IL …”COMMERCIO LUDICO”

 

di Giuseppe Mazzocco

   Risolta la prima difficoltà dell’adattamento del bambino al nuovo ambiente, sfruttando, come elemento di rottura, l’espressione ludica, si presentano due aspetti dello stesso problema: interessarlo per poterlo educare.

   Questi due aspetti della stessa realtà (formare divertendo), secondo le attuali metodiche, possono essere fusi (rispettando l’unità psicofisica, il senso del creativo, la libertà e l’individualità del fanciullo) in un solo principio: farlo giocare, in coerenza con lo sviluppo psicofisico. 

   I primi tre anni della scuola materna o dell’infanzia, a prescindere dalle nette suddivisioni cronologiche, dovrebbero ricercare dei fini diversi, ma conseguenziali.

   Il primo ciclo dovrebbe essere teso a funzionalizzare la psicomotricità infantile e favorire lo sviluppo psicologico, fisico e sociale, con il perfezionamento dell’espressione concettuale, di quella fonetica e della educazione dei sensi e del gesto.

   Il secondo ciclo dovrebbe favorire lo sviluppo del senso etico, dei sentimenti basilari e della fantasia. 

   Il terzo ciclo dovrebbe portare all’apertura psicomotoria e ad apprendimenti concettuali, incontrando stimoli diversi ed interpretandoli secondo le proprie necessità.

   L’educazione con stimoli etici, sociali, psicofisici, sensoriali e di vita pratica, specifici di questi tre cicli, aiutano l’unità bambino a crescere in equilibrio ed a mettere le basi per lo sviluppo della successiva fase di vita. 

   Educazione, quindi, alla socializzazione, alla civilizzazione ed alla ricerca dello sviluppo della personalità, non in base ad aridi nozionismi, ma secondo le appropriate conoscenze della psicopedagogia e con la sicurezza che il soggetto possa godere di una equilibrata padronanza gestuale.

   È in questo contesto che si inserisce e si finalizza l’attività motoria per la prima infanzia; attività motoria che ricerca principalmente due fini, attraverso la stessa didattica: funzionalizzazione e prevenzione.

   Abbiamo visto come questa è l’età del compimento dell’auto-educazione, dello sviluppo dei sensi e del gesto, dei principali dinamismi e delle massime espressioni ludiche, ma è anche l’età della prima, grande crescita, della ricerca della coordinazione, dell’equilibrio e, soprattutto, di quel senso di sicurezza gestuale che condiziona il “commercio ludico” di questo momento dell’infanzia.  

   È il periodo in cui un giovane corpo può, più facilmente, accusare squilibri osteo-mio-articolari. Questi si evidenziano in vizi posturali, situazioni paramorfiche del rachide, deficienza dello sviluppo somatico, con notevoli ripercussioni, oltre che sul corpo, sulla psiche del fanciullo, sulla sua espressività, sulla sua spontaneità e sulla sua ansia di movimento.

   È in questo periodo che il bambino è di una vivacità proverbiale e sarebbe questa sua peculiare caratteristica a perdere di tono, in caso di situazioni para-dismorfiche. Più che un esame del portamento, sarebbe utile una attenta osservazione della spontanea ansia di libertà e di movimento, che anima ogni espressione motoria del bambino, per capire se il suo corpo è intristito da particolari condizioni, che ne limitano l’abituale espressione.

   Attività motoria nella scuola dell’infanzia vuol dire, quindi, aiutare lo sviluppo psicofisico, con una educazione sensoriale di base e con espressioni ludiche a carattere preventivo. 

   

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