HomeLa RivistaEGOISMO E CURIOSITA’: DUE CARATTERI DEL GIOCO INFANTILE

EGOISMO E CURIOSITA’: DUE CARATTERI DEL GIOCO INFANTILE

di Giuseppe Mazzocco 

   Nel periodo della scuola dell’infanzia, il senso dell’egoismo anima molte espressioni del bambino; mentre, però, nei contatti famigliari si può, più o meno, camuffarlo, nei momenti di massima franchezza, nei giochi, questo istinto di possesso può essere tanto eclatante da costituire oggetto di educabilità specifica. 

   Nel processo di educazione psicofisica, alcuni stimoli educativi, cioè, vengono espressamente lanciati affinché il bambino si educhi all’altruismo ed alla generosità. 

   Con il gioco si ha la possibilità di conoscerlo, osservarlo nelle più sincere delle sue manifestazioni; sentire, attraverso la sua comunicativa ludica, i ritmi di accrescimento e di socializzazione; capire i suoi bisogni, il suo carattere e valutare il suo senso di possesso, la sua disposizione allo scambio ludico, la sua serietà ed il suo impegno.

   Un fattore gioca a favore di chi vuole ridimensionare o educare quel senso di possesso che tanto forte è nel bambino, insieme alla volubilità, alla curiosità tutta infantile: il gioco. Con il gioco, cioè, si scopre nel ragazzo il forte senso di egoismo e con lo stesso gioco, adeguatamente preparato, si sviluppa la curiosità e la volubilità.

   Guai se il bambino egoista non è curioso! 

   Il gioco, in questo periodo, ha anche una funzione catartica: sfocare il concetto di possesso, coltivando quello della curiosità, per offrire quel giusto tono di volubilità che il bambino ha già insito nel proprio carattere.

   Questi stimoli educativi mirano a creargli altri interessi, a considerare altre esperienze, ad abituarlo allo scambio ludico ed alla cooperazione.

   Il gioco, nel primo anno della scuola materna, è la possibilità che si offre al bambino per scoprirsi in tutta la sua istintiva spontaneità, per rilevare il suo temperamento e la sua maturante coordinazione. È un punto di partenza per l’educazione della psicomotricità e rappresenta il primo comandamento delle leggi psico-pedagogiche: conoscere il soggetto, per poterlo educare.

   Da questa indagine psicofisica, condotta attraverso i dinamismi creati fin dal primissimo periodo della vita, prende le mosse l’educazione della prima infanzia.

   I movimenti (maturati, regolati e coordinati nella fase dell’educazione dei sensi), la psicomotricità (educata dai giochi d’ambiente) e l’azione spontanea come mezzo espressivo, vengono favoriti nella scuola dell’infanzia affinché, in un ambiente in cui si postula la necessità della perfetta conoscenza del soggetto, lo si possa aiutare nel suo sviluppo, facendolo divertire. 

   Il gioco della scuola dell’infanzia, partendo dall’egoismo che sicuramente il bambino manifesta, lo deve incuriosire a tal punto da farlo avvicinare all’altro bambino e unirlo nella dinamica ludica socializzante. 

   Egoismo e curiosità: i due caratteri del gioco infantile che rappresentano il punto d’arrivo della fase dell’egocentrismo (l’egoismo) e quello di partenza (la curiosità) per conoscerlo e, quindi, per organizzare l’educazione psicomotoria della prima infanzia. 

   Il gioco, inoltre, non ha bisogno di contatti preliminari, in quanto un qualsiasi aspetto ludico o fa ritrovare il “filo” di un incontro precedente o “scatena” lo slancio verso il nuovo, che elimina qualsiasi forma di “presentazione”.

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