HomeLa RivistaFolklore e dialetti“ZEPPETURE E STUDIENDE”

“ZEPPETURE E STUDIENDE”

 

Nella vita accadono tanti incontri casuali che ti lasciano assolutamente indifferenti, poi, un pomeriggio di tiepida primavera, mentre stai congedandoti dagli amici, un uomo semplice si avvicina, aspetta che tu lo noti e, solo allora, azzarda un timido saluto. Con un sorriso lo metti a proprio agio e il signore, sempre con tanto garbo, si presenta:

Sono Donato Ciccotti…!-

Una stretta di mano, il tempo di ricevere da lui un quaderno alla buona, uno di quelli con la copertina nera, la promessa, mia, di leggere con attenzione il contenuto e un banale incontro diventa l’avvio di un’amicizia.

Ho incontrato e conosciuto Donato Ciccotti a Scanno (AQ), all’uscita dalla Scuola elementare del paese, al termine di una manifestazione scolastica. 

Lui mi attendeva proprio dove avevo parcheggiato l’automobile. Voleva solo che leggessi quello che aveva scritto. Il suo corso di studi si era fermato alle elementari, ma la vita lo aveva diplomato uomo, marito, padre, lavoratore eccezionale. A questi titoli, meritati e sofferti, stava tentando di aggiungerne un altro, quello di narratore, in versi, di ricordi, emozioni e pensieri che ora, da pensionato, gli frullavano in testa e che, senza sapere di metrica e rime, qualcuno gli aveva detto che fossero “poesie”. La moglie, quando lui si metteva a scrivere, lo guardava preoccupata e, pensando ad un malessere dell’età, si biascicava un rosario. 

La stessa sera ho aperto il quaderno dalla copertina nera e ho letto, senza fermarmi, il contenuto: composizioni poetiche in dialetto scannese, endecasillabi in rima, piccole storie, possibili sceneggiature in versi, spaccati di vita vissuta, sofferta ed anche amata. Sì, perché ognuna di quelle storie in versi si chiudeva con un respiro di soddisfazione: il sollievo dell’uomo che si è fatto da solo, che ce l’ha fatta malgrado tutto. 

Nel ricordo di un amico, Donato CICCOTTI, pongo all’attenzione dei lettori un suo componimento, “Zeppetùre e studiénde”, che dà la misura del senso della vita di uno zappatore e poeta “autodidatta”. Il dialetto è quello di Scanno.

ZEPPETURE E STUDIENTE

Me pàssane alla mente ’ste penziére:

chi séme uogge e chi sahàme ajére.

I zeppetùre, tra le puoche e niende,

pe’ juorne e juorne a vatte nghe i prediénde…

De magge e giugne a farce la majése,1

piacende a Ddié de lujje a ju pajése.

Eccèsse de fatié, nche l’ossa rotte,  

– Maddona,  quande ce vole fa’ notte? –

Tutte sudéte e da ju sole nguòtte,

mbanévane ogne sera a panecuòtte.

A fatejè fine all’ Aummarìe

e pe’ reciétte a ’na massarìe.

Quande arrevévane le metetòre

angòra ’ndruòcele e le mujje pure.

Mamme e juvenétte nghe le sarrécchie

le vede angòra e le tienghe alle recchie.

Quante secrefìcie pe’ ’nna mejjécca:

pure i quetreriélle a ffa’ la spéca.

A ttré’ ju cendréne e a strétte de diénde,

héme cresciùte i fijje studiénde. 

ZAPPATORI E STUDENTI

MI passano per la mente questi pensieri:

chi siamo oggi e chi eravamo ieri.

Gli zappatori con poco e niente

per giorni e giorni a lavorare col bidente.

Di maggio e di giugno a fare la maggese,

Dio volendo di luglio (si era) al paese.

Eccesso di fatica, con le ossa rotta, 

– Madonna quand’è che vien la notte? –

Tutti sudati e stracotti dal sole

la sera si andava avanti a pancotto,

A lavorare (si rimaneva) fino all’Ave Maria

e per rifugio (notturno)  una masseria.

Quando arrivavano i mietitori

ancora in giro anche con le mogli.

Madri e giovinette con le falci

le rivedo ancora e risento quei rumori.

Quanti sacrifici per una mollica (di pane)

anche i ragazzini a raccogliere le spighe.

A furia di tirare la cinta e stringere i denti,

abbiamo cresciuti i figli studenti.

(E. Di Ianni)

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