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FUNZIONALITA’ GESTUALE NEI BAMBINI DELLA PRIMA INFANZIA

 

   L’educazione psico-motoria infantile cercherà di sviluppare, nei primi anni di vita del bambino, il senso dell’equilibrio statico, della coordinazione dinamica, della funzionalità degli arti, della presa digitale e dell’appoggio plantare, oltre che a favorire la socializzazione, con l’inserimento nelle dinamiche dei gruppi. 

   L’azione educativa favorirà, oltre al senso delle regole ed al rispetto per gli altri, la sicurezza nelle arrampicate e la precisione nei lanci con l’equilibrata coordinazione nelle manifestazioni d’equilibrio ed il controllo posturale nei giochi con i contatti. Il processo educativo darà un contributo essenziale per lo sviluppo della corporeità e della socialità: un apporto fondamentale! 

   Aiutare il bambino, però, non significa sforzarlo, ma, dosando l’intervento educativo, vuol dire scegliere il momento in cui il bambino sente di esprimere un certo dinamismo. Bisogna agire dopo che il soggetto ha espresso chiaramente l’intenzione di fare e l’aiuto deve essere dato in modo che possa essere comodamente recepito: è importante che sia solo una guida alla conquista di una certa indipendenza. 

   La didattica migliore è l’esempio. Il bambino, con la palla, imiterà il grande che la rigirerà fra le mani, per un’educazione del senso tattile e della presa digitale o che la lancia, facendola rimbalzare, per educare un gesto motorio di una certa violenza, in una determinata e volontaria direzione.

   L’educazione alla funzionalità motoria deve sviluppare precisione dinamica, coordinazione con piena partecipazione personale e crescente sicurezza.

   Questo primo periodo, fino ai tre anni, dovrebbe essere scuola di funzionalità gestuale, concretizzata attraverso un processo di auto-formazione e di auto-apprendimento, in un clima di piena libertà, con calibrati stimoli, per promuovere risposte dinamiche e favorire un’attività muscolare conveniente ed assolutamente indispensabile, affinché il tono muscolare possa essere accresciuto, le articolazioni funzionalizzate ai grandi come ai piccoli movimenti e la coordinazione impreziosita da dinamismi più completi.

   I movimenti passivi che vengono eseguiti dai genitori, per vedere il loro piccolo muovere le braccia e le gambe, rappresentano un valido mezzo per le prime sensibilizzazioni muscolari e per le espressioni dinamiche articolari: quasi idee di movimenti futuri. Possono concretizzare, quando il bambino non è in grado di farlo da solo e se fatti in modo razionale, una organizzata e razionale forma di gioco e, soprattutto, rappresentano calibrati dinamismi che consentiranno l’espressione di futuri movimenti volontari. 

   In questa fase si riconosce l’utilità di una prima forma, semplicissima, di massoterapia; i lievissimi, amorevoli massaggi che la mamma e il papà fanno al piccolo, dopo il bagno, dettati dall’amore genitoriale, quasi per possedere quella nuova realtà che vive in famiglia, non hanno solo un fine di egoistico piacere, ma contribuiscono alla reazione fisica e, anche se in modo molto blando, sensibilizzano le terminazioni nervose; aumentano, con live vasodilatazione, la circolazione sanguigna epidermica e rilassano i muscoli.

   Si arriva, così, al periodo in cui il bambino andrà alla scuola materna, in un altro ambiente ed a contatto con altri piccoli, con una acquistata sicurezza motoria, una discreta funzionalità sensoriale ed un sufficiente senso di equilibrio. La socializzazione porterà il bambino al confronto interpersonale ed i giochi di gruppo lo inizieranno all’integrazione, facendolo sentire membro di una comunità  

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