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SERA DD’ISTATE ‘N CAMPAGNA

Il 12 dicembre 1976 ricevo in dono, da Nino Mauri, maestro elementare di Scoppito (AQ), “La Cirquijiola”1, una raccolta di poesie, in dialetto aquilano, pubblicate nella collana di Poesia “LINEA ABRUZZESE” diretta da Giuseppe Porta, Sezione II, n. 9, Editrice ECO di San Gabriele (TE), 1974. Il dono mi è particolarmente gradito perché mi riporta agli anni di frequenza dell’università, alla parlata aquilana, difficile da imitare, ma piacevolissima da ascoltare. Mi è gradito il dono anche perché Nino Maurizi è una bella figura di uomo e maestro, un cultore della poesia e della musica, appassionato alla sua professione è innamoratissimo dei suoi alunni.  E’ bella la sua vena poetica e sa di concretezza: offre immagini che colora, quasi sempre, di leggero umorismo, ma anche di musicalità che il verso, con la sua semplicità, lascia ben cogliere. Grazie a Nino ho “conosciuto” Scoppito, la cordialità della sua gente, il loro gran cuore, ma anche l’attaccamento al lavoro e il profumo della campagna a primavera. La poesia che ho scelto si potrebbe intitolare in tanti modi: sogno, desiderio, speranza 

Lui, Nino Maurizi, l’ha chiamata “Sera dd’istate ‘n campagna” e la propongo a voi con la stessa dedica collocata, dall’autore, ad apertura della raccolta:

Ai fanciulli di oggi e di domani perché non dimentichino la lingua dei padri…

“Quatrani mé,                                         

 coll’onestà, l’amore e la parola,

nen fecéte seccà’ ’sta cirquijiola.”

Leggetela anche con l’immaginazione e lasciatevi andare. 

Starete bene per davvero. 

SERA DD’ISTATE ‘N CAMPAGNA     

di Nino MAURIZI

Ju sole è calatu

arrète a jiu monte.

Rerizza la fronte

chi s’è affaticatu.

Appressu a tant’ore

dde sole cocente,

dde aria bollente,

dde luce e bbajiore;

appressu a quel’afa

che mozza ju fiatu,

chi tantu ha laoratu

mo sta a rrefiatà’.

E penza: “Fra n’ora,

o pocu cchjù appena,

gnuttita la cena.

Me pozzo addurmì’”.

SERA D’ESTATE IN CAMPAGNA

Il sole è calato

dietro al monte.

Rialza la fronte

chi s’è affaticato.

Dopo tante ore

di sole cocente

di aria bollente

di luce accecante;

appresso a quell’afa

che mozza il respiro,

chi tanto ha lavorato

adesso sta a riprender fiato.

E pensa: “ Fra un’ora

o poco più appena,

inghiottita la cena,

posso addormentarmi”.

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