SIAMO COLPEVOLI?

«È totalmente inaccettabile che nel 2021 possa accadere una cosa simile e per di più da parte di istituzioni pubbliche, che dovrebbero essere super partes e quanto più obiettive possibili»

Così l’avvocato Miraglia   riferndosia   quanto sta accadendo ad una coppia di Verona, da lui assistita professionalmente, affinché possano riavere l’affido dei loro figli.

Si tratta di due bimbi, due figli sottratti ai loro genitori naturali e allontanati dagli stessi per un fatto “riprovevole”: i genitori non utilizzano con loro giochi “adatti per età e per ruolo di genere”. 

Non gli permettono, forse, di giocare? Macché! Giocano e come, anzi giocano insieme a mamma e a papà e giocano usando anche diversi giocattoli… giocattoli simili ai tanti di cui la maggior parte dei bimbi dispone a casa o nei luoghi ad essi riservati. Però questi genitori non hanno l’accortezza di vigilare affinché ciascun figlio faccia giochi e utilizzi giocattoli “adatti per età e per ruolo di genere”. Dio che cattiveria, che incoscienza…! Come si fa, da genitori, a non capire che ai bimbi vanno dati giochi adeguati? Sì, giochi adatti all’età e al genere, all’età dei bimbi e differenziati per maschietti e femminucce.

E’ pensare che oggi, sulle confezioni dei singoli giochi e giocattoli, è riportata anche l’annotazione relativa all’età per la quale sono adatti o non adatti….!

Pensate: questi genitori tenevano i diversi giochi e giocattoli probabilmente in un contenitore, che so? Uno scatolone, un box da bimbi o, magari, raccolti in un angolo della casa… Insomma non erano di certo catalogati. Stavano lì, in un angolo, e, all’occorrenza, i bimbi potevano giocare col giocattolo che più gli gradiva. Anzi ci giocavano insieme ai genitori…! 

La notizia mi ha toccatoe preoccupato.Inizialmente ho pensato fosse la trovata pubblicitaria di un negozio di giochi e giocattoli per sensibilizzare i genitori all’attività ludica da condividere con i propri piccoli. Una specie di invito a tornare alle sane abitudini di un tempo, quando i genitori avevano meno fretta di quelli di oggi e, pur se presi da lavoro e incombenze varie, riuscivano a ritagliarsi spazi di tempo per perdersi con i bimbi nei loro giochi. Le bambole di pezza ancora oggi rimangono le più coccolate, e più sono sdrucite più generano tenerezza nei piccoli. Ho ripensato all’infanzia dei nostri figli, i miei e di mia moglie; ho ripercorso mentalmente la tipologia di giocattoli e giochi di allora, ho rivissuto momenti spensierati in cui noi genitori ci perdevamo nei loro giochi dimenticando di essere adulti…! Ho provato tanta tenerezza e poi, subito dopo, una sensazione spiacevole accesa dal dubbio: noi genitori, io e Elena, avevamo dato ai nostri tre figli giochi e giocattoli “adatti per età e per ruolo di genere”? Pur ricordando, senz’ombra di dubbio, di esserci “persi” con i nostri figli in tante cose, compreso i giochi e i giocattoli, le carezze, i litigi, le battaglie con cuscini, gli agguati estivi con pistole ad acqua, devo confessare che, almeno per quanto ci riguarda, io e mia moglie non ci siamo mai  sentiti colpevoli per non aver distinto per ruolo di genere i giochi messi a disposizione dei nostri figli. A pensarci bene neppure ci siamo attenuti tanto a selezionarli  per età. Sarà dipeso dal fatto che i tre figli sono cresciuti “insieme”, insieme hanno vissuto la loro infanzia e, con loro, noi genitori, ed anche i nonni, ci siamo sempre stati  Nati a distanza di 19 mesi l’uno dall’altro, tranne la prima, gli altri, venendo al mondo, si sono ritrovati già alla presenza di giochi e la promiscuità è stata naturale perché determinata dal femmina-maschio-femmina. Oggi, osservandoli, non mi pare che siano cresciuti male anche se, devo ammettere, da piccolo il maschietto ha giocato con l’aspirapolvere delle sorelle, e, per il rifiuto di un giorno, si vendicò legando per il collo una delle bamboline delle sorelle e appendendola alla maniglia interna della porta del balcone. Sono colpevole? 

 

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