Homesalute benessereSCOPRIRE L’AMBIENTE, NELLA PRIMA INFANZIA, E’ EDUCARSI ALLA VITA

SCOPRIRE L’AMBIENTE, NELLA PRIMA INFANZIA, E’ EDUCARSI ALLA VITA

 

   L’ambiente è per il bambino il mondo, la realtà e la vita. Alla rapida maturazione interna, che lo porta dalla posizione quadrupedica a quella seduta ed a quella bipede; alla meravigliosa capacità che fa dei suoi mugugni suoni articolati e parole; alla volontaria trasformazione del pianto per dolore, in pianto capriccioso e prepotente, si associa la scoperta dell’ambiente, di oggetti duri e morbidi, di suoni, di colori, di voci e di cultura.

   Alla sua sempre più coordinata motricità, l’ambiente sottopone una salita, una discesa, un gradino, una palla che rotola, ecc. Man mano, però, il bambino domina l’ambiente, lo vince e trova in esso, addirittura, motivo di divertimento. Va sui gradini, prima traballando, poi camminando e poi correndo. Si sviluppa il suo equilibrio, il suo coraggio, la sua volontà. Arriva ed essere sicuro e, per gioco, incomincia a scoprire cose nuove ad osservarle ed a capirle, col bagaglio di esperienze che cresce sempre di più; con ricordi e sensazioni che lo rendono sicuro.

   L’ambiente, oltre a custodirlo, lo diverte sanamente e pienamente e, soprattutto, lo educa. Lo educa, prima, alle funzioni, senza guida, senza maestro e senza traccia. Man mano che l’intelligenza si sviluppa ed i sensi si affinano, il corpo si fortifica ed il bambino si educa ed apprende da solo. È una fase, nel primo periodo della vita, in cui può essere definito autodidatta. Dal punto di vista fisico, perfeziona l’uso delle mani e la coordinazione della corsa; “inventa” l’arrampicata ed impara a colpire ed a ripararsi; si scopre forte, sicuro dei suoi mezzi ed arriva ad essere presuntuoso e, quindi, scoperto ad ogni pericolo. La sua vita ed i suoi giochi sono rivolti alla conoscenza del mondo esterno: dell’altro ambiente.

   La società, con la scuola materna, gli apre le porte delle aule, dei giardini, dei parchi giochi; lo accomuna ad altri ragazzi; lo educa con intenzione, secondo una nuova etica, in base a nuovi principi di vita e gli propone giochi diversi. Questa educazione deve essere concretizzata come se fosse spontanea; il bambino non deve assolutamente avvertire gli stimoli educativi come un qualche cosa di forzato, di estraneo a tutto quello che è il suo mondo e di diverso da quelle che possono essere le sue esigenze dinamiche e psicologiche.

   L’educazione sarà preordinata, secondo un’etica sociale e vigilata da educatori che sfruttano adeguati sussidi didattici. Sarà un processo razionale che viene dopo la fase di vita funzionalizzante, istintiva, di necessità e richiesta dalla naturale sete di sapere, perché provocata dall’autonomo sviluppo dell’intelligenza umana, come conseguenza dei diversi stadi di maturazione raggiunti, assorbiti e superati.

   La prima scuola deve essere palestra di esercizio intellettivo e fisico, scaturito non tanto da rivoluzionarie metodologie o avveniristici stimoli educativi, ma dal naturale bisogno che il bambino ha di educarsi, di auto-apprendere e di giocare; deve essere trait-de-union fra l’auto-educazione del periodo funzionale e l’educazione intenzionale del periodo scolastico vero.  

   Sarà un processo psicofisico tendente a migliorare le capacità intellettuali e motorie, ad accrescere le esperienze ed a perfezionare i dinamismi avendo sempre, come unico maestro, se stessi, la propria intelligenza, la propria sensibilità ed il proprio ambiente.

   L’educazione della psicomotricità, partendo dallo studio del bambino e dell’ambiente che lo ha educato, deve giustamente favorire l’ulteriore sviluppo del periodo funzionale, guidato, stimolato e fatto maturare da impulsi e canoni di quella educazione intenzionale che, se ben dosata e data nel giusto momento educativo, rappresenta l’optimum per uno sviluppo psicofisico equilibrato e conveniente.

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