Homesalute benessereCONCEZIONE UNITARIA DELLA PISCOMOTRICITA’ INFANTILE

CONCEZIONE UNITARIA DELLA PISCOMOTRICITA’ INFANTILE

   Sbrigliata, finalmente e dopo molti decenni, la limitante credenza che riteneva il bambino un cucciolo monco, rispetto all’adulto, di funzioni anche primarie, con un IO incompleto e provvisorio, oggi si afferma la compattezza, anche se embrionale, della sua unità psico-fisica, della sua personalità e della sua tenera soggettività. Il bambino è una realtà che, in rapporto all’età che vive, riconosce lo sviluppo equilibrato di tutte le funzioni proprie.

   I presupposti essenziali, che fanno di un bambino un uomo, sono la crescita graduale ed armonica dei suoi caratteri: lo sviluppo comparato di maturazione bio-fisiologica, l’apprendimento culturale ed il potenziamento delle sue peculiarità congenite. In questo senso, la compiutezza della crescita è assicurata, perché sono assicurati il fluido crescendo del personale sviluppo psico-fisico e la possibilità di umanizzare la propria dimensione.

   Così come nello sviluppo di una piantina non possiamo distinguere un’età di crescita delle radici, una del tronco, una della chioma ed una dei condotti linfatici interni, bensì lo sviluppo graduale di tutti gli organi, che faranno di una piantina un albero, così nello sviluppo di un bambino non possiamo riconoscere un addizionarsi di caratteri che, man mano, si vengono formando, ma l’aprioristica presenza di tutte le funzioni dell’uomo. Funzioni che si svilupperanno lentamente e con un iter a volte difficoltoso, reso più o meno aspro dall’ambiente, dalla famiglia, dalla società e, più tardi, dall’età lavorativa.

   L’ambiente è tutto quello che ci circonda: cose e persone; tutto quello che condiziona la nostra vita con circostanze nuove ed orizzonti sempre più larghi e profondi; tutto ciò che è costume, convenzione e comportamento, è ambiente. Dall’incontro del nostro IO con l’ambiente, si creano i presupposti di quelle esperienze maturanti la nostra personalità e condizionanti il nostro futuro.

   La capacità che ha l’uomo di risolvere situazioni nuove ed improvvise in maniera positiva, l’intelligenza pratica, si sviluppa, si affina e si concretizza con questo vivere in condizioni che cambiano.  

   Nelle indicazioni generali sulla psicomotricità, non possiamo non ricordare la grande importanza che riveste l’ambiente. I fattori ambientali vanno studiati nella misura in cui si analizzano e si cercano di capire le individualità, le tendenze, le ansie e le espressioni più significative dei nostri ragazzi. Il bambino, per dirla con A. Agazzi, è “alunno-ambiente”, per cui l’educazione dell’uno comporta la perfetta conoscenza dell’altro e, dal momento che ambiente significa abitudini, cultura, personalità, particolari sviluppi funzionali, bisogna conoscere e ricercare gli eventuali “condizionamenti”. Oggi, più che mai, l’ambiente determina il modus vivendi in maniera nettissima; il vivere in grossi agglomerati urbani, in aree fortemente industrializzate, in spazi vitali ridotti all’essenziale, rappresenta per il bambino, per il giovane e per l’uomo una limitazione espressiva ed un operare in condizioni che, molte volte, risultano squilibrate o dannose per la stessa salute fisica.

   Questi particolari aspetti, conosciuti e studiati, danno all’educazione della psicomotricità indirizzi e fini diversi, in quanto educare, in questo caso, significa, prima di tutto, decondizionare. Per decondizionamento intendiamo la sostituzione di viziati schemi posturali, di scoordinate immagini guide e di reazioni psicologiche che sfuggono al pieno controllo della nostra volontà. Educazione psicomotoria significa, allora, lo sviluppo di quelle funzioni che le condizioni ambientali hanno mortificato. 

   Educazione intenzionale come etero-educazione: processo psicomotorio che, sulla base delle più recenti scoperte mediche, pedagogiche e psicologiche, partendo dalla conoscenza del soggetto e dell’ambiente, cerca di educare il bambino al futuro.

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